I bimbi, i tumori, la vita

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Assunta Tornesello

Alezio. «Pentirmi di aver scelto oncologia pediatrica? Tante volte, ogni volta che perdo un bambino, mi chiedo: “Perché ho scelto questo lavoro?”» Chi parla è Assunta Tornesello, primario di Oncoematologia pediatrica e dal dicembre scorso (ad interim) anche di Oncologia al “Fazzi” di Lecce. «Questa riflessione – aggiunge ‘Titti’ (così è conosciuta ad Alezio) – viene però compensata dai successi, dal vedere che i bambini tornano alle loro attività, che gli ricrescono i capelli, diventano

grandi, tornano a pensare al loro futuro, si sposano e ti portano i loro figli».

La scelta di Medicina arrivò da ragazzina, guardando lo sceneggiato televisivo “La cittadella” con Alberto Lupo; così sognava “di diventare il dottore che salva le persone, specialmente i bambini”. Poi, lavorando al “Gemelli” di Roma, rimase colpita nel vedere “questi bambini passeggiare senza capelli, ma sempre allegri, positivi”. La stessa emozione la notò sul viso di Papa Giovanni Paolo II che, ricoverato in un appartamento adiacente ad Oncoematologia pediatrica, volle incontrare i piccoli. «Quando entrò nella  sala del day hospital – ricorda la dottoressa – il Papa barcollò per un attimo nel vedere tanti bambini sofferenti: tra di loro c’era anche un suo miracolato».

Al “Fazzi”, grazie anche all’eccezionale supporto dell’associazione genitori “Per un sorriso in più”, il suo reparto ha raggiunto uno standard qualitativo di prim’ordine, confermato dalle testimonianze dirette, che parlano di “un gruppo di lavoro eccezionale, ma anche di grande sensibilità umana”. E la sua sensibilità Titti Tornesello, che è anche una “fredda” ricercatrice, la manifesta di nuovo nel ricordo di una bambina di sette anni. «Nella fase finale della malattia, la leucemia, diceva a sua madre: “non piangere, sennò chi mi consola se piango io?”. Nonostante avesse bisogno dell’ossigeno, mi chiese di andare alle giostre. Ci andò tutti i giorni, con la sua bomboletta:  non volle uscire solo l’ultimo giorno, quando poi è mancata. Sono insegnamenti di vita. Questa bambina la porto sempre nel cuore».

Rocco Merenda