Ha vinto il dialetto

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Un particolare di “Giulietta e Romeo”, opera di Enrico Muscetra, artista di origini aletine, a Verona

Già prima di conoscere i titoli delle poesie che avrebbero collezionato più “mi piace”, già nella fase di selezione, nella scelta cioè delle 30 che poi i lettori avrebbero letto e votato, si profilava un vincitore: il dialetto. Non è di poco conto il fatto che quasi la metà sia stata scritta nella primissima lingua, quella “te lu tata” che ogni salentino, anche se parla solo in italiano, si porta dietro. Perché il dialetto è qualcosa di più di una lingua. E non è di poco conto ancora che due delle tre prime classificate siano scritte in dialetto. Se sono state votate, sono state capite e apprezzate. Trenta le poesie selezionate dalla redazione-giuria, ma sono state tante quelle pervenute e qualche poeta ha inviato più poesie in italiano e in dialetto quasi a testimoniare che dell’amore si può parlare nelle due lingue, usandole bene entrambe.
Possiamo azzardare anche una “geografia poetica” dei nostri paesi. Gallipoli è al primo posto con 11 poesie, Taurisano e Taviano al secondo con 4, seguono Casarano, Parabita, Galatone con due e infine Racale, Alliste, Matino, Alezio, Chiesanuova Sannicola con uno.
Se guardiamo al contenuto dei testi vincitori, il primo elemento che viene fuori è la freschezza dei sentimenti che i più non sospetterebbero in persone della cosiddetta “terza età”. Nella poesia di Giorgio Tricarico notiamo che le immagini aderiscono e si piegano alla duttilità del dialetto che è quello antico non contaminato dall’italiano. La musica è nel suono a volte aspro delle consonanti doppie, il ritmo non cerca la facile rima, né l’assonanza.
Più ingenua, naturalmente anche per la giovane età, la poesia di Alessia Epifani che usa il dialetto così come fanno i ragazzi che non ne hanno la “memoria” storica e letteraria e che tuttavia lo amano, lo usano e lo fanno rientrare nel loro gergo. Che una ragazza di 17 anni usi il dialetto per parlare d’amore va certamente sottolineato come hanno fatto probabilmente i tanti coetanei che l’hanno votata.
Il fascino di “Vorrei” di Stefano Ciurlia è racchiuso in quel “briciole di stelle” che chiude il testo e annulla di colpo qualche immagine scontata. Anche qui il ritmo è nella scelta sapiente dei termini e nel loro accostamento. Bravi i tre vincitori, ma bravi anche quelli che sono stati poco votati.
I lettori, cliccando “mi piace” (ma numerosissime sono state le condivisioni che naturalmente non hanno inciso sul punteggio, così come da regolamento) hanno deciso di premiare le rime d’amore di Tricarico, Ciurlia e Epifani. La redazione si è riservata poi di scegliere una poesia a cui assegnare un premio di prestigio messo a disposizione dall’associazione “Gallipoli nostra” e dal suo presidente Francesco Fontò. Si tratta della copia anastatica del settimana “Spartaco” edito a Gallipoli dal 1887 al 1914. Sul prossimo numero la pubblicazione della poesia scelta.

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