Ha 24 anni ed è in carcere l’autore del tentato omicidio di Casarano. E’ ancora scontro tra i gruppi Montedoro-Potenza. AGGIORNAMENTI

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Casarano – Ha un nome e un volto colui che la sera del 25 ottobre scorso ha tentato di far fuori un concorrente nel controllo del territorio che fu di Augustino Potenza, assassinato tre anni fa. Si tratta di Giuseppe Moscara, affiliato del gruppo di Montedoro, di Casarano.

Il 24enne, bloccato ieri sera intorno alle 21,30, è stato già condotto nel carcere di Lecce. È accusato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Lecce di essere l’esecutore materiale dell’agguato teso a Antonio Amin Afendi, nei pressi della casa della vedova di Potenza, in via Manzoni a Casarano.

Esecutore materiale del delitto

Moscara dovrà rispondere anche di detenzione di armi – un kalashnikov e un fucile a pallettoni – usate durante l’attentato e della distruzione dell’automobile utilizzata per fuggire dal luogo del tentato omicidio. Le indagini sono state condotte dal Nucleo investigativo del reparto operativo del Comando provinciale di Lecce dei Carabinieri con la collaborazione della Compagnia di Casarano.

Nella conferenza stampa condotta da quattro magistrati della Procura antimafia tra cui il procuratore capo Leonardo Leone De Castris e il  procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, è emerso che è ancora il traffico e lo spaccio di droga il movente di questa aggregazione criminale che resta divisa tra i presunti eredi dell’assassinato Potenza e quelli del detenuto Tommaso Montedoro.

A Gallipoli e Lecce le telefonate segnalatorie

Due le telefonate giunte ai carabinieri nella serata dell’attentato ad Antonio Afendi, bersaglio mancato dell’agguato, grazie alla sua prontezza di riflessi che lo ha portato dapprima ad abbandonare l’auto sgusciando via dal lato passeggero, e poi a fuggire appena terminata la raffica che lo ha attinto non gravemente.

La prima chiamata è arrivata ai carabinieri di Gallipoli intorno alle 22,12 con la comunicazione dei colpi di arma da fuoco. La seconda ai carabinieri di Lecce per segnalare un’auto in fiamme nei pressi del centro commerciale di Cavallino. Era l’Audi usata dai due attentatori e rubata nel giugno scorso a Lido Marini (Ugento). L’interlocutore segnalava anche la fuga di due soggetti con una Uno bianca di cui era stato denunciato il furto a Terlizzi (Bari).

Telecamere fondamentali

Grazie alle telecamere gli investigatori – cui si sono aggiunti anche i carabinieri  Cacciatori di Puglia e due unità con cani di Modugno – hanno potuto ricostruire tutti i movimenti dei killer e di Afendi. Gli occhi elettronici con l’aiuto di sofisticate tecnologie hanno consentito anche di individuare “con prove certe e incontrovertibili”, come è stato sottolineato dai magistrati, l’autore della sparatoria, inquadrato nei video di un supermercato.

Teatro della serata con i lugubri e ormai noti rimbombi dei colpi dei fucili mitragliatori, sono state le vie Manzoni, viale Stazione, via Duca d’Aosta.  Una decina di colpi sono stati esplosi all’indirizzo di Afendi, nuovo compagno della vedova di Augustino Potenza. Una decina erano stati quelli all’indirizzo di Luigi Spennato, uomo di Potenza il 28 novembre del 2016; un mese prima circa era toccato proprio a Potenza, raggiunto da 14 colpi di Kalashnikov.

Le ricerche puntano a trovare le armi usate  

Le indagini continuano, hanno affermato gli inquirenti. Nel mirino proprio l’individuazione del nascondiglio delle potenti armi usate in tutti e tre i fatti di sangue che hanno sprofondato Casarano in un clima di terrore che sembrava si stesse allontanando magari per sempre.