Guerra di mala a Casarano: dopo l’arresto di Moscara si cercano i complici dell’agguato ad Antonio Afendi. Imprenditore coinvolto

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Casarano – Individuato l’autore materiale del tentato omicidio ai danni di Antonio Afendi dello scorso venerdì, restano da chiare ancora alcuni punti oscuri della vicenda. In primo luogo si tratta di capire se in via Manzoni a bordo dell’Audi A4 nera da dove sono partiti almeno dieci colpi di kalashnikov ed uno da un fucile a pallettoni all’indirizzo del 27enne di origine marocchine vi fosse un solo uomo o ve ne fossero due.

“Incontrovertibili” vengono definite dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia le prove a carico del 24enne Giuseppe Moscara, arrestato dopo una settimana dall’agguato. Ma la vittima designata ha dapprima indicato in due gli uomini a bordo salvo poi, alcuni giorni dopo, riferire che possa essersi trattato anche di un solo uomo. Domani mattina è previsto l’interrogatorio in carcere davanti al gip per Moscara per la convalida del fermo eseguito dai carabinieri. L’udienza avrebbe dovuto tenersi quest’oggi salvo essere rinviata di 24 ore. L’arrestato, difeso dall’avvocato Simone Viva (di Ruffano) potrebbe fornire utili elementi per le indagini oppure avvalersi della facoltà di non rispondere.

Altro aspetto da chiarire è quello circa l’uomo che avrebbe aiutato Moscara a bruciare l’Audi A4 nei pressi del parco commerciale di Cavallino appena 40 minuti dopo l’agguato a Casarano. Chi quella notte ha segnalato il fatto ai carabinieri ha riferito di due uomini che dopo aver abbandonato l’Audi ((risultata rubata a Lido Marini) in tutta fretta sono saliti a bordo di una Fiat Punto per imboccare la tangenziale est in direzione Brindisi.

Nel decreto di fermo a carico di Moscara si fa riferimento ad una telefonata intercorsa tra il 27enne di Casarano ed un complice, al momento indagato per danneggiamento seguito da incendio. Si tratterebbe di un imprenditore di un paese della Grecìa Salentina che la sera dell’attentato avrebbe scambiato alcuni messaggi con Mascara ricevendo da questi l’incarico di procurarsi una decina di litri di benzina per dar fuoco all’auto.