Guerra di mafia: dopo 30 anni ecco le verità del pentito Dario Toma. Si autoaccusa di sei omicidi

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Lecce, aula del Tribunale

Lecce – Le dichiarazioni rese nell’aula bunker di Borgo San Nicola, a Lecce, dal pentito Dario Toma (50enne di Campi Salentina) fanno luce sulla lunga scia di sangue che caratterizzò la guerra di mala nel 1989.

La lotta a colpi di kalasnikhov e pistole calibro 7.65 si consumò tra Lecce, Copertino, Campi Salentina, Veglie e Galatone per affermare la supremazia negli affari di mafia all’interno della Sacra corona unita, tra il clan Tornese e altri divenuti rivali.

Il rito abbreviato

Toma, da alcuni anni sottoposto al programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia, si è accusato di sei esecuzioni e tre tentati omicidi chiedendo, difeso dall’avvocato Sergio Luceri, di essere giudicato con il rito abbreviato (per poter beneficiare dello sconto di pena previsto dalla legge. La prossima udienza davanti al gup Michele Toriello si terrà l’11 dicembre. L’imputato dovrà rispondere, a vario titolo, di omicidio volontario di stampo mafioso aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e tentato omicidio.

Le indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia, con il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, si inseriscono nell’ambito dell’operazione “Maciste”, risalente al 2001, che ha già portato a numerose condanne, molte della quali definitive.

La lunga scia di sangue

È il 1989 l’anno nel quale si concentrano i fatti di sangue in questione: il 19 gennaio tra Lecce e Campi Salentina ad essere ucciso fu Luigi Scalinci, il cui corpo non venne più ritrovato. L’autore sarebbe stato Toma insieme a due complici. Il 3 settembre a rimanere freddato dalla raffica di colpi partiti da una pistola calibro 7.65 a Campi Salentina fu Valerio Colazzo. Nella sua auto si trovava la fidanzata che rimase solo ferita.

All’11 ottobre risale l’omicidio di Giuseppe Quarta, al 5 novembre quello del 26enne di Veglie Giovanni Corigliano, al 25 novembre quello della 24enne Ornella Greco avvenuto a Copertino. A sfuggire all’esecuzione in questa circostanza fu il 29 fidanzato Giuseppe Martina (appartenente al clan Tornese), il vero obiettivo dell’agguato.

L’ultima “impresa” a Galatone

Ultima esecuzione della serie quella  avvenuta il 10 dicembre quando a Galatone venne freddato Francesco Calcagnile.Tra i tentati omicidi anche quello ai danni di Francesco Polito, il 28 luglio del 2000 a Squinzano.