Gli Sprar modello di Andrano: finanziati fino al 2020 ma ora i posti restano liberi. Nell’incertezza otto professionisti

1019

Andrano – Il Ministero dell’Interno ha riapprovato i progetti dei due Sprar prima dell’estate e fino al 2020 con un aumento complessivo dei posti disponibili che da 25 diventano 40. Questa è la buona notizia, un riconoscimento di una attività che ha suscitato l’interesse di media nazionali ed internazionali. L’altra faccia della medaglia è la preoccupazione degli operatori del Sistema si protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (Sprar appunto) dopo la messa in discussione di un sistema di accoglienza fondato principalmente sull’orientamento ai servizi socio-assistenziali del territorio e all’integrazione che, finora e non solo ad Andrano, ha dato frutti rassicuranti per non dire positivi. In paese sono arrivate troupe di una tv nazionale e della americana Cnn, entusiasti di descrivere uno scenario di convivenza, a loro dire, invidiabile.

In bilico il presente ed il futuro prossimo L’assessore comunale Paola De Paolis, che da più di due anni collabora direttamente con i progetti Sprar, uno per la categoria “ordinari” e l’altro per persone con vulnerabilità, pensa adesso con preoccupazione al futuro lavorativo degli otto professionisti, giovani laureati e specializzati; in teoria, con l’approvazione dei progetti fino al 2020 non ci dovrebbero essere problemi, almeno nell’immediato. Ma di certo non si potrà garantire loro un futuro stabile in un settore in cui hanno investito in formazione, professionalità, passione e valori.

C’è chi va ma ora c’è chi non arriva più Dal 5 ottobre, per esempio, molto a rilento procedono gli inserimenti presso il progetto Sprar, soprattutto per soggetti con vulnerabilità, poiché successivamente all’approvazione del cosiddetto “decreto sicurezza” al Senato (4 ottobre) risulta impossibile accogliere richiedenti asilo o soggetti in possesso del permesso di soggiorno con motivi umanitari. Sono i requisiti posseduti da molte delle persone con problemi sanitari che attendevano il trasferimento dai Cara o dai Cas presso gli Sprar, per accedere ad assistenza adeguata e con maggiori prospettive di integrazione. Risultato: su dieci posti attualmente disponibili, da più di un mese ce ne sono cinque liberi.

In paese i beneficiari dei programmi per rifugiati e richiedenti asilo provengono dall’Asia e dall’Africa. Il loro arrivo ad Andrano, preparato da una serie di incontri con gli amministratori locali e gli operatori, non solo non ha generato alcun attrito ma ha stimolato il ripopolamento e l’economia della comunità. Case non più abitate hanno trovato inquilini; scuole in difficoltà nuovi alunni, negozianti nuovi acquirenti. “Fino al punto che i negozi di alimentari si sono forniti di prodotti per i piatti tipici dei nuovi venuti”, racconta una operatrice. Per non parlare della condivisione di tradizioni e lingue, favoriti dai corsi di insegnamento dell’italiano gratuiti e accessibili a tutti gli stranieri residenti. Queste briciole di pace e di umanità hanno favorito un contesto sociale conciliante e favorevole all’accoglienza.

Si calcola che nel solo Salento siano circa mille gli operatori che lavorano negli Sprar. In tutta Italia i progetti attivi sono 877 al luglio 2018; i Comuni titolari dei progetti 754; i posti dfsponibili finanziati 35.881, di cui 3.500 per minori soli e 734 per persone con disagi mentali o disabilità. Col “decreto sicurezza” il contributo pro capite giornaliero inoltre passa da 35 euro a 19/25 euro. “Questa riduzione del budget ci costringerà a tagliare servizi prestati da giovani qualificati”, dicono coloro che stanno rifacendo i conti. Potrebbero saltare la mediazione interculturale e l’assistenza sociale e forse anche quella psicologica. “Come si fa in queste condizioni?” è la domanda ricorrente, col pensiero rivolto soprattutto ai minori non accompagnati e provenienti da zone di guerra, gli unici destinati col decreto agli Sprar (e ai titolari di protezione internazionale).