Giuggianello: fra devozione e folclore, torna la Sagra di San Giovanni

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Cripta San Giovanni a Giuggianello

Giuggianello – La Sagra di San Giovanni è forse la più antica del Salento. Si svolge il 22, 23 e 24 giugno intorno a una cripta bizantina posta sulla sommità di un colle noto come “U munte te San Giuvanni”, a 120 metri di altezza sulla strada provinciale Palmariggi-Giuggianello. Anche se non ci fossero la cripta e il culto del Santo, la vista che si gode da lassù merita un’escursione.

Il programma della sagra si articola in tre giorni di festa. Si inizia sabato 22 alle ore 21,30 con Claudio Cavallo nel rinnovato progetto dei Mascarimirì; domenica, sempre alle 21,30, Balera night con i Riviera Salentina; lunedì 24 alle 20 distribuzione gratuita di formaggio e vino secondo l’antica tradizione e alle 21 etnofolk campano con i Terraemares.  Tre serate anche di ottimo cibo, soprattutto agnellone al forno con patate, accompagnato da un buon bicchiere di vino.

Il programma religioso ha visto domenica 16 la celebrazione dei Vespri secondo il rito bizantino con papas Nik Pace, parroco della chiesa di San Nicolò a Lecce. Il 24, giorno del Santo, alle 18,30 presso la cripta sarà celebrata la messa dal parroco don Gino Bortone.

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Antichi riti e credenze. La notte di San Giovanni viene ritenuta “magica” perché collegata ad antichi riti pagani e al culto del sole e della luce. Si pensava che rotolarsi sull’erba bagnata dalla rugiada di quella notte fosse curativo e rigenerante, e che si potessero predire matrimoni alle ragazze che cercavano marito. Inoltre, si accendevano falò aspettando l’alba, si mangiava e si beveva vino. Con l’avvento del cristianesimo, il dio Sole fu sostituito dalla figura di San Giovanni, i monaci bizantini portarono il culto in Italia e furono proprio loro a dedicare al Santo la cripta sul monte di Giuggianello.

Giuseppe Vergari

Nel medioevo il 24 giugno gli abitanti del piccolo paese si spostavano sulla collina e nella cripta si celebrava la messa col rito greco-bizantino. Dopo il rito religioso, si fermavano sullo spiazzo antistante per mangiare e cantare. La storia della cripta vede a fasi alterne periodi di abbandono e di ripresa del culto: nel XVIII secolo un miracolo (la guarigione della figlia di un agricoltore di una masseria vicina) riaccese il culto del Santo e rinnovò il rito della messa, con l’aggiunta della distribuzione di formaggio e di vino ai convenuti come ringraziamento per il miracolo. Ma anche questa ripresa della tradizione con il trascorrere degli anni venne meno, finché un nuovo “miracolo” culturale nel 1990 fece risuscitare devozione e folklore.

Un “miracolo laico” il cui merito si deve al Centro di cultura sociale e di ricerche che da 29 anni cura l’appuntamento con la sagra di San Giovanni. Il Centro, con il suo attuale presidente Giuseppe Vergari, continua l’opera dei rivalutazione del patrimonio culturale di Giuggianello e del territorio approfondendo e rinnovando antiche tradizioni.

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