Giovani arbitri nel mirino

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Una gara in un campionato minore. In basso Andrea Camilli

andrea_camilli_arbitri casaranoCASARANO. Le violenze perpetrate ai danni di due giovani arbitri nelle ultimissime settimane meritano una riflessione. Lo scorso 26 ottobre, mentre dirigeva un match di Seconda categoria a Cavallino, un “fischetto” 17enne (della sezione di Lecce) era stato aggredito da un calciatore e da un massaggiatore della squadra di casa. A rincarare la dose ci aveva pensato il presidente del sodalizio cavallinese, dichiarando che, se l’arbitro fosse capitato nelle sue mani, lo avrebbe addirittura  “ammazzato”. Lo sconcertante episodio ha avuto vasta eco a livello nazionale, ancor prima che, lo scorso 2 novembre, si verificasse un episodio altrettanto grave. Nel corso di una gara del campionato giovanissimi, tra Tricase e Sogliano, a schiaffeggiare il direttore di gara (questa volta della sezione di Casarano), anche in questo caso 17enne, era stato addirittura un genitore.

«Vorrei che fosse chiara una cosa. Per noi – afferma con convinzione Andrea Camilli, presidente della sezione Aia di Casarano – i nostri ragazzi vengono prima di tutto, ne curiamo la crescita sul piano tecnico, fisico e psicologico. Mettiamo a loro disposizione tutti i mezzi di cui disponiamo e li seguiamo in tutti i loro passaggi. Organizziamo incontri di aggiornamento e approfondimento con arbitri di alto spessore. Detto questo, errare è umano. Sbagliano tutti, ci sta quindi che sbagli anche chi è alle prime armi. Questo fa parte del processo di crescita. L’importante è impegnarsi per sbagliare sempre meno e, da questo punto di vista, i nostri ragazzi non lesinano sforzi. È chiaro che in un ambiente sereno, anche l’arbitro è più sereno e commette meno errori. Poi, quando si verificano episodi del genere, non necessariamente legati a errori arbitrali, diventa tutto più difficile. In casi come questi, ai miei ragazzi dico di resettare tutto e di farsi trovare pronti per la gara successiva. I nostri ragazzi sanno che ogni loro decisione scontenta qualcuno. Sanno dei rischi che corrono, ma si mettono in gioco giorno dopo giorno con dedizione. Questo è qualcosa di cui tutti, calciatori, tifosi e dirigenti, dovrebbero tener conto».