Giornalismo, ad Alezio il Premio Maglio: l’intervento del presidente Giacinto Urso

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Edizione 2020 del Premio Maglio ad Alezio

Un cordiale saluto a tutti Voi e grazie per la presenza allo svolgimento della nona edizione del premio giornalistico intestato ad Antonio Maglio. Siamo nel suo luogo natio, nella cara Alezio.

Giacinto Urso

È con noi il Sindaco, dott. Barone, con i suoi collaboratori, che, continuando la tradizione, ci hanno concesso piena disponibilità ed esemplare accoglienza. Perciò, oggi come ieri, la nostra gratitudine si estende a tutta la cittadinanza, che possiede e conserva antiche radici storiche di grande civiltà e di ardita imprenditorialità d’eccellenza. In particolare, il grato pensiero va a quanti si sono generosamente impegnati a garantire la riuscita dell’odierna manifestazione, pur nelle angustie, dettate dal travagliato presente. Riconoscenza sentita va al presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dott. Verna. Così, non per ultimo, al dott. Schilardi, già prefetto e consigliere di Stato.

La nostra quotidianità cambiata dal Covid

Rispetto alle precedenti edizioni, svolte con serena, plenaria soddisfazione, si è in emergenza e, perciò si sono dovuti applicare limiti e cautele, dovuti alla persistente pandemia, che, da mesi, assalta quotidianamente la nostra esistenza e il mondo intero, scompigliando normalità, e provocando paure, scoraggiamenti e seri pericoli di ogni genere, devastando economie vitali e seminando morte.

Uno stato di fatto, infausto, dolente, sovvertitore che non si può fronteggiare abbandonandosi al bieco destino o alzando le braccia in segno di resa al cospetto di uno sfuggente fantasma, ancora non decifrabile dalla stessa scienza medica e dallo stesso potere pubblico, che stentano sforzi di riparo e di contrasto. Purtroppo, si è davanti a una sfida terribile, massiccia e subdola se si considera che, piaccia o no, dobbiamo convivere con il “virus-19”. Sfida che pretende, a sbarramento, la ricerca di validi anticorpi di resistenza e il pressante convincimento che la lotta sarà lunga, faticosa e incerta.

Né i comportamenti consequenziali possono indulgere a bloccanti litanie di mestizia, peggio di ignavia o di rassegnazione. Consegue l’esigenza di una necessaria, coraggiosa sortita di rinnovato dinamismo vitale, che consenta anche l’adempimento di scadenze fissate. Quindi, a celebrare, osservando le salvaguardie prescritte, questa nona edizione premiale, densa di riconoscimenti a vincenti e a personaggi ragguardevoli, meritevoli di attenzione, che, cordialmente, saluto, con sincero plauso, anche a nome dell’associazione “Antonio Maglio”, che mi vede ancora presidente non avendo ricevuto pietà dei miei compiuti 95 anni di età.

Attualità e il fare informazione

In più, nella cornice premiale, oltre al godimento di un rifinito giornalismo, serio e pensante, oltre all’ossequio di ragguardevoli valori personali, si pongono all’attenzione problemi di piena attualità e oltremodo interessanti. Mi riferisco alla valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del nostro sistema sanitario, che in quanto “nazionale” andrebbe ricondotto all’unitarietà paritaria del soccorso, oggi consegnato alle varie tinte dell’arcobaleno regionale.

Torna, pure, in campo il richiamo sul cancro, flagello che vanta prodigiose guarigioni e un notevole accrescimento dei casi, complice il nostro disprezzo a carico dell’ambiente. Parimenti, torna in campo il drammatico tema dell’uso di droghe, invasivo, esteso, criminoso, esercitato sempre di più dalla malavita, spietata e ingorda di lucri illegali. A proposito della pandemia e dei tanti errori compiuti, auspico che per quanto possibile, si frenino le carte bollate e l’uso di facili accessi giudiziari. Non per affrancare eventuali responsabilità ma per non provocare, come spesso accade, deleteri strascichi collaterali, affidati a tempi biblici. Un errore madornale però, non può essere sottaciuto. Quello che, tutti presi dalle travolgenti incombenze virali, si è condannato al silenzio e al senza cure, milioni di pazienti con altre patologie, che non sono andate in vacanza e hanno in alcuni casi provocato disastri d’abbandono.

Stasera sono in campo anche i modi informativi e comunicativi, terremotati dall’avvento di internet. Problema, di sovente, poco avvertito, anche se penetra e condiziona il nostro essere e il nostro fare quotidiano. Si considera, in contempo, la ricerca storica e archeologica, indispensabile strumento del futuro culturale. Si premia, pure, in questa tornata, un settore economico, fortemente bersagliato dal “virus-19”. Il riferimento è al turismo, pilastro della nostra eccelsa e invidiabile territorialità, che annovera imprenditori arditi di qualità e di moderno sentire.

“Approntarsi a uscire dal gorgo”

Ritengo, a questo punto, di volgere, per attimi, lo sguardo a quanto stiamo oggi vivendo, definito “tempo sospeso” a causa dei micidiali, confusi effetti dell’inattesa pandemia.

Non è fuori tema, nel contesto di un premio giornalistico, che scruta e dibatte, come abbiamo esposto, alcuni argomenti in atto, esprimere qualche breve pensiero sulla situazione in cui viviamo.

Da pochi giorni, si è entrati in un tumultuoso e decisivo quadrimestre dell’anno vigente 2020, carico di immensi problemi, che non possono essere lasciati in balia del citato “tempo sospeso”. Affascinante posizione, che potrebbe, però, malamente scivolare verso una inerte contemplazione degli eventi, cullandosi in una abitudine deleteria. Dobbiamo, invece, approntarci a uscire dal gorgo. A saper abolire il superfluo se danneggia l’essenziale. A rammentare – a freno del virus – che la vita ci appartiene e non può essere espropriata da capricci, inconsulti deleteri e da spavalda inosservanza di regole protettive per sé e per gli altri.

Occorre, insomma, convincerci – in attesa del vaccino – che il “virus” compare, si attenua e scompare secondo i nostri comportamenti e secondo le pertinenti misure del pubblico potere, esercitato a qualsiasi livello.

Promuovere una politica di qualità

Una perenne campagna elettorale, una litigiosa politica di scontri, una miopia di tornaconti personalistici spiccioli, una stampa, scialba e schierata, con tant’altro di peggio non portano provvida adeguata sortita e sanatorie appropriate.

Come pure suona male sentirsi annunciare dalle alte sfere che il Paese Italia va “reinventato” senza prima premurarsi di farlo ritornare a una ineludibile “Ricostituzionalizzazione” dello stesso. Proprio in ciò, ho in me una consolante sensazione. Pare che circoli, pur se fievole, un avvertito bisogno di memoria del buon passato, miniera inesauribile di virtuose novità. Sembra che si voglia riprendere quel che avvenne nel 1943 del secolo scorso quando si paventò il rischio della morte della Patria, annientata dalla dittatura e distrutta dalla sconfitta militare. Allora, nel Paese esplose il desiderio e l’impegno, da me vissuti, di ritrovare la via del riscatto.

Non vi è dubbio che i tempi cambiano ma i metodi di resurrezione non mutano e reclamano corale volontà di popolo e saggezza di Governi, basate su un patto generazionale, stipulato tra anziani e giovani, aperto a conquistare solidarietà di primato in campo internazionale e promuovere, all’interno di una politica di qualità, che garantisca e preservi, in costanza, il bene comune e gli interessi della Patria Italia.

“Antonio Maglio amava le vette senza ignorare le pianure”

E, a proposito di ritorno alla memoria, l’Associazione promette, in proiezione immediata, di ripassare e meditare gli scritti di Antonio Maglio, apparsi 57 anni fa sul giornale locale “18° Meridiano” da lui fondato e diretto in giovanissima età.

Portando accurata attenzione, si avrà la riprova, chiara e netta, della sua magia giornalistica, del suo comportamento professionale, del suo saper vedere oltre il contingente. Sempre, con i piedi per terra, Antonio Maglio amava le vette senza ignorare le pianure. Invece, la vista corta è la maggior piaga di questo nostro secolo, particolarmente nell’oggi.

A superamento, non servono artifizi astrusi per uscire dal soffocante, fragile, “presentismo” di maniera, che brucia passato e futuro in un falò di inconcludenze perdenti.

Occorrono, soltanto, volontà, coraggio, buon senso, cultura, cultura, cultura. Tre volte cultura.

Buon proseguo dei lavori e a Voi tutti, siano amiche salute e serenità.

Giacinto Urso

(In foto alcuni momenti dell’edizione 2020 del Premio)