Gigi Proietti a Gallipoli, il ricordo di una serata di alcuni universitari degli anni ’70, con Irene Papas e Mario Scaccia

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“Sic transit gloria mundi!”: ma non per tutti. C’è chi non potrà dimenticare tanto facilmente l’istrione col sorriso impresso sul volto, di cui da quest’oggi ogni due novembre si ricorderà la nascita e la morte. Io e i miei amici universitari (tra cui Giorgio Cataldini, Giancarlo Fuschi, ed altri) abbiamo avuto l’onore di incontrare il grande Gigi Proietti una sera di settembre dei primi anni ’70, al ristorante “Zi Che’” a Gallipoli.

Quella sera, noi  giovani eternamente squattrinati, festeggiavamo il compleanno di un amico (purtroppo scomparso) che poi ci avrebbe offerto la cena. Qualche tavolo poco distante dal nostro c’era una comitiva molto più rumorosa della nostra (il che era quanto dire). Con Proietti erano seduti ad un tavolo Mario Scaccia, Irene Papas e Antonio Gabellone (nella foto sullo sfondo tra gli attori), un autista di Sannicola, da noi conosciuto perché prendevamo il suo mezzo quando si andava a Bari. Stavano girando il film “Le farò da padre”, qui nel Salento, e tramite Gabellone (che poi fece pure la comparsa nel film) facemmo subito amicizia con lui: ci disse che era uno studente di giurisprudenza fuori corso, a Roma, e poi anche rivolgendosi ripetutamente verso di noi col termine goliardico allora in voga di “collega”,  quella sera scroccò a me e a Giorgio Cataldini  l’intero nostro pacchetto di “MS”, che invece ci sarebbe dovuto bastare per un 2-3 giorni almeno: ma tant’è!

Trovammo subito una chitarra e facemmo le due di notte a cantare stornelli romaneschi, intervallati dalla voce sensuale della bellissima Irene Papas che intonava le nenie greche del suo villaggio, mentre, invece, Mario Scaccia ascoltava e calava vino a non finire. “Stavano alle nostre spalle –ricorda ancora con un filo di emozione Giorgio Cataldini, esperto di biologia marina, già docente nei licei e direttore del Museo del Mare di Gallipoli –  io quella serata me la porto ancora dentro, e da allora ormai fa parte della mia esperienza di vita. Le mie figlie non so quante volte l’hanno ascoltata. Belli, quegli anni e bella anche quell’amicizia durata forse quanto il tempo di un’ultima neve di primavera, ma che ci ha fatto conoscere fin dai suoi primi esordi la freschezza della passione con cui ha sempre rappresentato  i fatti della vita”.

Amleto Abbate

Gallipoli