Taviano – Dopo l’interdittiva antimafia, la Gial Plast annuncia l’allontanamento dall’azienda dei 30 dipendenti con condanne penali la cui presenza è risultata alla base del provvedimento della Prefettura. La società con sede a Taviano ha preso la stessa decisione anche per uno dei tre amministratori delegati che risulta avere precedenti penali a carico, “in parte definiti con sentenza di non luogo a procedere per prescrizione, in parte con assoluzioni per insussistenza del fatto ed uno ancora in fase dibattimentale”, come specificato in una nota dell’azienda.

In Puglia la società è attiva da anni nel settore della raccolta e della gestione dei rifiuti: attualmente è presente in 23 Comuni, la maggior parte dei quali in provincia di Lecce. In Associazione temporanea d’impresa (Ati) si è aggiudicato l’ultimo appalto nell’Aro 11 (Gallipoli, Taviano, Racale, Alliste e Melissano) e in precedenza nell’Aro 8 (Tricase, Alessano, Morciano, Salve e Tiggiano). È anche ad Alezio, Ugento, Parabita, Presicce, Calimera, Martignano, Caprarica di Lecce e Sogliano Cavour.

Pronto il ricorso La Gial Plast ritiene “ingiusto e sproporzionato” il provvedimento firmato dal prefetto di Lecce Maria Teresa Cucinotta ed ora si affida agli avvocati Luigi Quinto (di Lecce) e Michele Bonsegna (di Nardò) per presentare ricorso e “ristabilire la verità dei fatti e l’estraneità della ditta ad ogni tentativo di infiltrazione mafiosa”.

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I commissari Questo è, infatti, il nodo della vicenda, alla luce del fatto che nell’informativa  (di carattere cautelare e preventivo) non si fa riferimento ad appalti sospetti ma alla presenza particolari soggetti. Per garantire la continuità del servizio nei tanti comuni dove la società si  aggiudicato l’appalto, la Prefettura nominerà dei commissari, di concerto con l’Autorità nazionale anticorruzione.

La “clausola sociale” Se la presenza di alcuni soggetti nell’organico della società è stata ritenuta, da parte del Prefetto, “sintomatica” del rischio di infiltrazione, la Gial Plast fa sapere che, nel totale, i dipendenti sono circa 500 e che le 30 unità “sospette” o hanno condanne risalenti nel tempo e sono stati ritenuti comunque contigui alla criminalità organizzata “pur in presenza di precedenti penali generici”. Alcuni di loro, inoltre, risultano assunti per effetto della “clausola sociale” che impone al nuovo gestore di riassorbire il personale della società uscente. «Ciò – conclude la società di Taviano – finisce per punire una società che nel corso della sua storia imprenditoriale di è contraddistinta per correttezza e trasparenza dei comportanti oltre che per la qualità dei servizi erogati».

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