Gallipoli, scoperto nel Parco regionale il “Fiordaliso di Punta Pizzo”

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Fiordaliso di Punta Pizzo

Gallipoli – Un cuore di stami bianchi e pistilli viola circondati da piccoli fiori lilla, con un calice ricoperto di spine che proteggono il tutto insieme a lunghe foglie frastagliate: si presenta così il “Fiordaliso di Punta Pizzo”, una nuova specie botanica scoperta nel Parco regionale isola di Sant’Andrea – litorale di Punta Pizzo.

La pianta appartiene alla famiglia dei fiordalisi ed è stata denominata “Centaurèa akroteriensis” (dal greco akroterion, che significa parte alta, promontorio). Il nome deriva appunto dall’antico nome del luogo dove l’esemplare è stato ritrovato, una zona nell’antichità nota come “Capu te Cutreri”.

La scoperta si deve a Roberto Gennaio e Quintino Manni

Roberto Gennaio

Quello oggi individuato come “Fiordaliso di Punta Pizzo” era stato notato già nel 2013, ma ci sono voluti 7 anni per dare l’ufficialità alla scoperta: all’inizio, infatti, l’esemplare era stato scambiato per una pianta appartenente a una famiglia già nota, la “Centaurea seridis sonchifolia”.

A scoprirlo è stato il naturalista Roberto Gennaio, 54 anni di Taviano, che in passato aveva già scoperto l’orchidea selvatica di Ugento (“Serapis apulica uxentina”). Dopo alcuni studi volti a esaminare le Centauree presenti nell’area del Mediterraneo, affiancato da Quintino Manni (di Racale), farmacista e cultore di flora locale, nel 2018 Gennaio ha inviato una relazione a un team di botanici spagnoli esperti di Centauree.

Da quello studio è emersa l’esistenza di un fiore mai visto prima, così il materiale è stato inviato alla rivista internazionale “Phytotaxa”, punto di riferimento per gli studiosi di botanica e biodiversità di tutta Europa, che ha deciso di pubblicarlo riconoscendo ufficialmente il “Fiordaliso di Punta Pizzo” come nuova specie della famiglia delle Centauree.

Manna: “Gioielli in uno scrigno di biodiversità”

Il Parco regionale di Punta Pizzo si conferma uno scrigno di tesori – afferma Maurizio Manna, presidente di Legambiente Gallipoli e direttore di Legambiente Puglia. – Ogni scoperta conferma che è valsa la pena lottare per trent’anni affinché quell’area fosse tutelata. Il Parco è un laboratorio di ricerca e di didattica prezioso, conservando una parte importante di biodiversità, con peculiarità che lo distinguono da tutti gli altri parchi”.

Le Centauree sono molto adattabili ma anche molto differenziabili. Il nostro Parco le annovera nella sua carta d’identità e si conferma prezioso per la comunità scientifica, per la tutela della natura, per la nostra collettività e attrattività. In un momento difficile per tutti, in cui il turismo e gli eventi di massa devono essere ridimensionati, sono convinto che cambierà anche il nostro modo di fare turismo e cercare emozioni: vedremo il territorio in maniera più attenta e meno casuale, alla ricerca di queste piccole preziose realtà, di questi gioielli racchiusi nello scrigno della nostra terra”.