Gallipoli, un lampione crollato e due pericolanti rimossi. Il ripristino sul ponte entro una settimana. Fasano attacca

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Gallipoli, il palo caduto sul ponte seicentesco

Gallipoli – Sono stati rimossi altri due lampioni, perché giudicati pericolanti, sul ponte seicentesco di Gallipoli. Dopo il crollo di un palo che  reggeva il lume nella giornata ventosissima di sabato scorso, le verifiche dei vigili del fuoco hanno portato a questa conclusione. L’assessore ai Lavori pubblico, Cosimo Alemanno, ha chiamato la ditta che aveva realizzato la nuova illuminazione pochi mesi fa, a fine agosto dell’anno scorso, precisamente. Pur ritenendo il forte vento di burrasca di eccezionale potenza, l’impresa ed i tecnici comunali verificheranno adesso i rimedi da apportare per evitare eventuali gravi incidenti: poche ore prima su quel ponte era transitata l’ultima processione di Maria Desolata che preludeva alla Pasqua.  Sempre per un caso, il lampione precipitato sulla adiacente e sottostante via del mercato del pesce ha colpito solo un’auto in sosta. Verifiche e rimessa al loro posto dovrebbero concludersi entro una settimana circa, dicono in Comune.

L’opera pubblica quasi nuova conta 14 lampioni lungo tutto il ponte Giovanni Paolo II, per un costo complessivo originario di 80mila euro, poi aumentato fino a 108mila con l’aggiunta di altri due pali. Già all’epoca dell’installazione non mancarono le polemiche e più d’uno sostenne che al primo vento forte sarebbero venuti giù essendo ancorati in appena quattro punti con viti e tasselli. Ora è il consigliere di opposizione Flavio Fasano ad alzare la voce: “Hanno sostituito lampioni forti e di qualità con esili quanto orribili “aste” senza luce! SEnza alcun controllo né sulla scelta né sulla posa in opera! Mi chiedo: e se il crollo fosse avvenuto ieri sera, durante la processione del Venerdì santo? Forse la Fede ci ha salvato ma non credo che potrà farlo ancora per molto!”, afferma tra l’altro il capogruppo di “Gallipoli Futura” in una nota dai toni molto critici nei confronti dell’Amministrazione comunale e della maggioranza che la regge, giudicata “raccogliticcia”.