Gallipoli: pupi pronti allo scoppio, fra misure di sicurezza e qualche malumore. Distrutto nella notte uno dei fantocci

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Gallipoli – Tutto pronto per lo scoppio di fine anno, o quasi. Dopo la mostra in corso Roma, i pupi di San Silvestro sono stati posizionati nei quartieri di appartenenza, dove si possono ammirare già dalla prima mattina del 31 dicembre.

Misure di sicurezza e qualche malumore. Espletate le ultime incombenze burocratiche da parte dei gruppi e dell’associazione Cantieri del Capodanno, si attende ora l’esito del sopralluogo che nella mattina del 31, a sorpresa, la commissione provinciale per la sicurezza effettuerà per verificare che tutte le disposizioni siano state seguite. Tante infatti quest’anno le misure cautelative prese e volute dal Prefetto per la manifestazione. Divieto di usare botti pesanti e fuochi d’artificio, transennamento dell’area e pubblico a distanza di almeno 200 metri dal pupo, estintori e persino un corso anti incendio per alcuni degli organizzatori. Una serie di accorgimenti che hanno comportato un grosso impegno anche economico per gli organizzatori, e che destano non poche preoccupazioni. “Abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto, anche il corso a pagamento per 9 elementi, due dello staff di via Agrigento dove sono presenti due pupi, e uno per ogni gruppo. Tutto a spese dell’Associazione. Stiamo facendo il possibile affinché tutto vada per il meglio e la manifestazione si possa svolgere con la soddisfazione di tutti. Ci auguriamo che questa tradizione non scompaia, ma così si rischia di buttare al vento lavoro e impegno”.

Il pupo distrutto

Distrutto uno dei pupi. Nella scorsa notte, intanto, si è verificato un increscioso episodio: uno dei pupi realizzato da un gruppetto di giovanissimi esordienti è stato completamente distrutto. A denunciare l’accaduto con un post su facebook il papà di uno dei tre baby pupari. Il fantoccio doveva essere posizionato nei pressi della chiesa di San Gerardo. “È triste vedere la delusione sul volto di questi ragazzini di 13 anni che si stavano avviando alla tradizione – dice Tony Greco, papà di Mattia. – Hanno tentato di recuperarlo, ma era davvero impossibile. Distruggere l’arte è una cosa assurda”.