Gallipoli: per don Gigi De Rosa sono 50 anni di sacerdozio. Messa di ringraziamento il 2 luglio

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Gallipoli – Sempre tra i primi quando c’è bisogno d’aiuto (sue sono le recenti iniziative per i due pescatori gallipolini scomparsi nelle acque di Pescoluse a dicembre scorso), il rettore del santuario del Canneto don Gigi De Rosa compie il 29 giugno 50 anni da prete.

La messa di ringraziamento slitta però al 2 luglio, per la festa della Madonna del Canneto alla quale (da buon gallipolino) don Gigi ha inteso legare il proprio “giubileo sacerdotale”. Secondo di quattro fratelli, 74 anni il prossimo novembre, don Gigi è stato ordinato prete nella cattedrale di S.Agata il 29 giugno ‘69 dall’allora vescovo  Pasquale Quaremba: con la “dispensa pontificia” perché troppo giovane.

Dopo le scuole medie e il ginnasio nel seminario diocesano di Gallipoli, ha proseguito gli studi nel seminario maggiore di Viterbo, e suoi compagni di corso sono stati, tra gli altri, il cantautore don Giosi Cento e il salernitano don Luigi La Mura che concelebreranno con lui, sul sagrato del Canneto, la Messa di ringraziamento del 2 luglio delle 20 presieduta dal vescovo  Fernando Filograna.

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L’idea di diventar prete nacque in famiglia, con la madre Agata, oggi ultracentenaria (104 anni), la zia suora di clausura (scomparsa di recente), per diversi anni “madre superiora” nel monastero di S.Teresa di Gallipoli, e gli zii Uccio (direttore del banco di Napoli) e Francesco, docente di filosofia, preside, esponente di spicco  della politica locale e, negli anni della vecchiaia, anche prete.

Intenso l’impegno pastorale di don Gigi, ma l’idea della pensione non lo sfiora nemmeno adesso: ha iniziato nel ‘69 come prorettore del seminario diocesano, per un anno; poi vice parroco della chiesa di S.Francesco d’Assisi, nel centro storico, sino al 1985. Ancora più intensi gli anni successivi, specie nell’impegno sociale, quando viene inviato (vice parroco prima e poi parroco) a S. Gerardo Maiella, in una delle zone allora più a rischio negli anni “feroci” della “sacra corona unita”. A Gallipoli quella zona di periferia era stata definita “il Bronx”: «Mi avvicinarono subito e senza tanti giri di parole mi chiesero chi mi avesse mandato e cosa volessi, invitandomi a cambiare aria e a farmi i fatti miei, ma io sono andato avanti per la mia strada, come il Vangelo mi aveva insegnato», confida oggi don Gigi.

Insieme a Comune e al Provveditorato agli studi, “e con l’aiuto prezioso di un centinaio di collaboratori, educati alla scuola dei Salesiani”, il parroco si impegnò per realizzare un centro per combattere la dispersione scolastica (allora molto alta in città), istituendo una scuola di musica, una di scultura, e inaugurando infine un campetto di calcio, frequentato da tanti ragazzi sotratti dalla strada.

Poi inaugurò anche il centro di prima accoglienza “Comunità Emmanuel”. «Sono tanti i giovani di allora – prosegue don Gigi- che dopo aver pagato di brutto il loro conto con la giustizia, ora sono ben inseriti nella società e nel mondo del lavoro».

Intenso anche il suo impegno in Curia, a salvaguardia delle tradizioni locali e della “memoria storica” dell’ex diocesi di Gallipoli. Dopo una breve parentesi come parroco a S.Gabriele dell’Addolorata (anche questa chiesa di periferia, sulla via per Alezio), è da alcuni anni rettore del santuario del Canneto (di recente tornato alle cronache per problemi strutturali).

Molto amato dai suoi concittadini, e in particolare dai pescatori, come se non gli bastasse il resto, è  anche “missionario della misericordia”: compito affidatogli direttamente da Papa Francesco nel 2016. Tra i prossimi suoi impegni, i solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Canneto (il 2 luglio), e poi, sabato 6, a Viterbo, l’incontro coi suoi ex compagni di studi, coi quali concelebrerà la Messa di ringraziamento per i 50 anni di sacerdozio: con  loro, ma di un paio d’anni più giovane, ci sarà anche il cardinale originario di Galatone Fernando Filoni.

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