Gallipoli, l’incendio nel parco: c’è chi lo ha voluto. Il cadavere ritrovato era invece lì da prima. S’invocano nuovamente controlli e manutenzione

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Gallipoli – Quasi certamente si è trattato di un incendio doloso, appiccato in più punti e nella stessa zona del rogo di due settimane fa. È piuttosto probabile che il corpo rinvenuto carbonizzato non fosse vivo al momento dell’incendio, considerata la totale assenza di tessuti molli.

A distanza di 24 ore dalle fiamme che hanno divorato una quindicina di ettari del parco naturale Torre pizzo – Isola di sant’Andrea, alcuni tasselli stanno per trovare la loro esatta collocazione.

Dai primi rilevamenti risulterebbe che è stato appiccato il fuoco in almeno tre punti diversi, localizzati sulla linea delle dune costiere, lasciando così che il vento sciroccale facesse poi il suo “lavoro” soffiando in direzione litoranea. Come è poi successo, nonostante gli ingenti sforzi fatti da vigili del fuoco, Protezione civile di Gallipoli e Taviano, vigili urbani e, una volta scoperti i resti di un corpo umano, da poliziotti della scientifica e carabinieri.

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Il canadair giunto dalla Calabria ha svolto il suo piano d’intervento dopo una trentina di rifornimenti e riversamenti di acqua sull’area bersaglio di qualcuno che – movente anche questo piuttosto probabile – all’affare dei parcheggi estivi non intende rinunciare.

Comune e Legambiente parte civile “Ho sentito anche oggi le forze dell’ordine; ne ricavo l’impressione che si è vicini ad identificare i colpevoli grazie anche alle segnalazioni di alcuni testimoni – afferma il Sindaco Stefano Minerva – noi continueremo a la guerra agli illeciti: non si tratta solo di un atto di profonda inciviltà ma anche di mancanza grave di rispetto nei confronti dell’ambiente”.

Il Comune, al pari dell’Autorità di gestione provvisoria del parco ed a Legambiente, si dice pronto a costituirsi parte civile nell’eventuale processo contro gli autori del delitto ambientale.

Riguardo l’altro presunto delitto, che rimanda ai resti di un corpo umano – ridotti a un cranio, un femore, colonna vertebrale e poco altro – si devono aspettare i risultati dei medici legali incaricati dal procuratore della Repubblica di Lecce che segue il caso.

Dalle prime indiscrezioni si fa notare che il luogo in cui è stato trovato il cadavere non è sulle direttrici di sentieri e passaggi, quanto in un punto fittamente alberato: quel corpo è stato portato lì già esanime? Da quanto tempo? È morto per un malessere o per altro? Era da solo? Queste ed altre domande hanno bisogno del loro tempo per diventare possibilmente risposte.

Di non far passare altro tempo senza effettuare gli interventi che rendano effettivo il piano del parco si ricomincia a parlare, pensando al prossimo futuro. Che non dovrebbe più somigliare a questo passato.

Questo è un parco particolare come conformazione e non tanto esteso (600 ettari più i cento dell’isola, ndr) per cui non ci vuole chissà quale organismo di gestione. Sarebbe una cosa giusta e, a questo punto, essenziale varare il piano del parco da parte del Comune, per dare certezze definitive specie sui suoli e il loro utilizzo possibile”, afferma Maurizio Manna di Legambiente regionale.

Accanto a questa “ufficializzazione” del parco che da tempo si sollecita, va messa una manutenzione tempestiva, per cui è in arrivo un protocollo con l’Arif (Agenzia regionale irrigazione e foreste) come quello operante col Comune di Nardò, ed una prevenzione con sistemi tecnologici e d’intelligence (presenze discrete di persona di vigilanza). “Si tratta di un passaggio essenziale – rimarca Manna – altrimenti il parco rischia di restare ancora sulla carta”.

Forte della dimostrazione pratica di cosa voglia dire manutenzione di tutta l’area in cui è inserita la sua struttura turistica, dall’Ecoresort Le Sirené – che ha vissuto un preallarme durante l’ultimo esteso falò – insiste su questo tasto anche Attilio Caroli Caputo (foto), direttore del gruppo Caroli Hotels. Da tempo si può notare ad occhio nudo la differenza tra la zona curata dalla società privata e quella “pubblica” dello stesso parco.

“Se il parco deve veramente e pienamente esistere, allora è tempo che gli enti preposti (Comune e Autorità di gestione dell’Ente parco, ndr) pongano in essere delle serie azioni di tutela, sicurezza e controllo – afferma il direttore del gruppo alberghiero – non solo per preservare il tesoro botanico ma anche l’intera area naturalistica, che non può più essere lasciata in balia di se stessa o delle cattive intenzioni altrui”.

 

 

 

 

 

 

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