Gallipoli, in fila per gli ambulatori, senza finestre né aria condizionata (e un solo infermiere, a volte): proteste al “Sacro Cuore”

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Gallipoli – E’ ormai scontato il riconoscimento di “ospedale di primo livello” col piano di riordino ospedaliero e probabilmente anche l’arrivo della Scuola di medicina, ma per il “Sacro Cuore” di Gallipoli non mancano le proteste dell’utenza, puntualmente riferite a piazzasalento, con riferimenti precisi e verificati. E, purtroppo, non nuovi. Sono recentissimi i problemi di lunghe code in un ambiente senza finestre e (da quasi tre anni) senza aria condizionata: La sala si trova al secondo piano della Torre B, dove sono ubicati gli ambulatori collegati ai vari reparti ed al Centro Trombosi.

All’apparenza l’ambiente è accogliente e confortevole, con numerose poltroncine ed un televisore per rendere meno snervante l’attesa. Che forse sarebbe pure sopportabile se ci fossero sempre due infermiere (e non una soltanto per via di assenze a vario titolo e senza rimpiazzi) e se almeno funzionassero – soprattutto in questi caldissimi mesi – almeno quelle due bocche dei condizionatori, comunque assolutamente  sottodimensionati per un ambiente così ampio. “Ma certi giorni, anche d’inverno, l’ambiente è così surriscaldato che l’aria diventa irrespirabile”- aggiunge un paziente in attesa della somministrazione medica quotidiana, mentre numerosi altri sono in attesa del prelievo del sangue. “Non mancano i casi di persone che si sentono male a causa dell’aria consumata – continua il racconto del testimone – ma per fortuna non sempre è così: ci sono infatti giorni più tranquilli”.

“L’altro giorno ho accompagnato mio padre per una visita di controllo: pur seriamente malato, non si trovava una sedia per farlo accomodare, nemmeno a pagarla – riferisce una lettrice – c’era una sola infermiera e una sala d’attesa gremitissima di persone, a tener testa a tutti, sia ai pazienti che al medico. Alla fine siamo riusciti ad andar via  ben oltre l’orario indicatoci per la visita”. Pur tra tante bocche cucite da parte degli operatori sanitari, non manca chi risponde alle domande: “E’ vero quanto lamentano i pazienti – dice un’infermiera – tante volte io stessa lascio aperta finestra e porta della mia stanza, nel tentativo di  far circolare un po’ di aria in più; anche la direzione sanitaria  è intervenuta più volte per porre rimedio al problema, ma senza grossi risultati. Certo se ci fosse un po’ più di personale, almeno le attese sarebbero  più contenute, ma da parte nostra si fa quel che si può”, conclude. L’ortopedico, dottore Giuseppe Colì, tra un paziente e l’altro, prova a minimizzare ma alla fine il problema degli organici rispunta, anche perché – alle già numerose  visite giornaliere, tra medicature di ferite e gessi – ora si sono aggiunti anche i pazienti che vengono dal vecchio ospedale: “Il collega (il dottore Ninì Coluccia, ndr) è andato in pensione e ora debbo far fronte anche il suo lavoro, ma con l’aiuto di Dio andiamo avanti ugualmente”, taglia corto.