Fusione Presicce-Acquarica: in campo furono tirati anche i santi patroni. Chi la spunterà tra San Carlo e Sant’Andrea? I precedenti in Italia

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Paolo Calò

Acquarica del Capo Presicce – Come in ogni matrimonio da celebrare le domande, i dubbi e gli interrogativi da chiarire non mancano. Nel caso di nozze tra due paesi poi, se ne aggiungono altre e non riguardano solo questioni economiche: esistono aspetti che toccano ricordi, usanze, tradizioni.  che devono necessariamente convivere con quelle dell’altro, in questo caso tra i Comuni di Acquarica e Presicce.

Verso il referendum Ognuno sarà chiamato a rispondere

Riccardo Monsellato

con un “Si “ o un ”No” alla seguente domanda referendaria:  “Vuoi tu l’istituzione del nuovo Comune di Presicce – Acquarica derivante dalla fusione di Comuni di Presicce e Acquarica del Capo?”.Se da un lato appare chiaro il percorso amministrativo da seguire, il percorso sociale si rivela per certi aspetti più impegnativo, con accordi da trovare anche in campo logistico ad esempio, o in quello civile- religioso  come per il santo patrono. Finora le due comunità hanno festeggiato S. Andrea per Presicce e San Carlo per Acquarica.

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Una unica data per la festa patronale Il problema non si pone tanto dal punto di vista religioso, poiché i due paesi potranno continuare a festeggiare i rispettivi patroni, ma per quale dei due patroni si osserverà la chiusura di uffici comunali, scuole e quant’altro? Nella legislazione italiana non esiste una normativa esplicita sui patroni. Tuttavia, poiché la data del festeggiamento attiene agli usi e alle consuetudini richiamati anche dai contratti collettivi di lavoro, facendo riferimento al santo patrono della località dove è ubicato il luogo di lavoro, occorrerà individuare, ai soli fini civili, una sola data. La fusione insomma non può moltiplicare la festività per quante sono le comunità coinvolte.

Si tratta certamente di un quesito secondario rispetto al resto, ma di una certa importanza se consideriamo il valore delle tradizioni secolari qui ed in tutti i paesi salentini. Non è un caso che l’argomento cominci ad affacciarsi nella discussione pre referendum, in cui s’inseriscono i comitati nati per la bisogna. E Sant’Andrea e San Carlo, sicuramente non volendo, finiscono anche loro nella contesa. “Tale argomento non è stato ancora affrontato, anche perché è stato necessario espletare prima l’iter amministrativo – spiega il Sindaco di Presicce, Riccardo Monsellato”. Se ne parlerà certamente, si guarderà all’esempio tracciato da altri paesi che si sono uniti. Sulla stessa linea il vicesindaco di Acquarica e assessore alla cultura, Giacomo Palese: “E’ un argomento di una certa importanza, perché riguarda le tradizioni dei due paesi e che si affronterà in un secondo momento, cercando soluzioni che trovino d’accordo le due Comunità”.

Le tradizioni avranno insomma riconosciuto il loro peso, per il quale da sempre lavorano e programmano le celebrazioni civili i comitati festa. “Il problema del Santo Patrono non è stato mai affrontato nelle nostre riunioni ma certamente si dovrà trovare insieme una soluzione- dice Paolo Calò, presidente del comitato festa di Acquarica – per noi San Carlo e la Madonna del Ponte rappresentano un legame forte che dura da secoli in Acquarica e noi Comitato stiamo lavorando a rivalutare queste tradizioni”. Per il presidente del comitato festa di Presicce, Antonio Tamborrini “prima si dovrebbe fare la fusione, poi si affronterà il problema del Patrono”, “Di certo S. Andrea per noi presiccesi resterà sempre il nostro patrono”, aggiunge.

Come hanno risolto altrove Per risolvere tale quesito quali potrebbero essere le soluzioni? Nelle esperienze nazionali esistono diverse alternative: è possibile prevedere più festività, di cui una sola avrà rilevanza dal punto di vista “civilistico”. In altri casi la scelta del patrono potrebbe ricadere sulle parrocchie e alla diocesi, da formalizzare poi con un’apposita delibera comunale, pur continuando a festeggiare ognuno il proprio protettore. O, come accaduto in altri casi ancora di fusioni, potrebbe essere il Commissario prefettizio (che amministrerà nella fase di passaggio) a decidere di mantenere entrambe le festività, per poi procedere in un secondo momento o all’indicazione di una data unica ai fini della ricorrenza o procedendo a sorteggio.

La scelta originale Infine va detto che ci sono stati Comuni che hanno operato una scelta in merito – confidando che certamente i Santi per antonomasia non si offendono, nemmeno quelli in prima fila – più originale e risolutiva, indicando quale patrono, il santo del giorno di nascita del nuovo Comune. Se tutto dovesse proseguire lungo la scia favorevole, la data di istituzione del Comune unico è fissata per l’1 luglio 2019, giorno in cui si festeggia Santa  Ester, patrona degli stranieri. Ai posteri l’ardua sentenza.

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