Una folata di vento e lo zucchetto bianco vola via. E tutti a pensare alla mano di don Tonino

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Alessano – Gli aneddoti sono tanti ma tutti convergono su di un aspetto fondamentale di don Tonino Bello: la sua volontà appassionata di abbattere barriere anche interpersonali, per poter dividere il proprio pane, la propria casa, i propri averi con chi ne aveva bisogno. Il “don” gli è rimasto per questo attaccato, anche dopo che aveva rifiutato per tre volte la nomina vescovile. Un nome umile, familiare, come ha detto Papa Francesco durante la sua visita in Puglia, ad Alessano prima e a Molfetta poi. Coerente sempre, senza sforzo alcuno, davanti ai segni del potere, a cui preferiva il potere dei segni, dei gesti, dei simboli. Era stato anche richiamato per questo da chi, in Vaticano, esigeva il ferreo rispetto dell’ortodossia anche nei paramenti. ma lui, niente: via il pastorale pregiato, eccone uno di legno di ulivo ,custodito adesso in quella che è stata la sua sede da presule.

Con questi ed altri precedenti – compresi attacchi feroci a lui, uomo di pace, provenienti dall’interno della stessa Chiesa – che lo avevano reso scomodo per le alte gerarchie ma fratello e maestro per il popolo di credenti e non, non poteva non suscitare attenzione un episodio per certi versi marginale se non ci fosse di messo, appunto, don Tonino, con quel suo sorriso a tratti da birichino che l’ha fatta grossa e lo sa. Una folata di vento di una frizzante tramontanella durante l’ascolto dell’intervento di benvenuto di mons. Vito Angiuli, ha portato via dal capo del Pontefice lo zucchetto bianco, segno inequivocabile del numero uno (è rosso porpora per i cardinali e paonazzo per vescovi, monsignori e canonici). Glielo hanno subito riportato ma Papa Bergoglio non lo ha più indossato (pur accusando qualche colpo di tosse). Tra i commenti sorridenti sull’accaduto, ecco quello su Facebook di don Bruno Tarantino di Tuglie, parroco di una frazione di L’Aquila: “Quando ci furono i funerali di Giovanni Paolo II il vento girava le pagine del libro dei vangeli poggiato sulla sua bara. Tutti i commentatori ne videro un segno dello Spirito. Oggi il vento del Salento ha permesso ancora una volta allo Spirito di parlare. Quel vento infatti ha eliminato tutti gli zucchetti (papali, episcopali, curiali, monsignorali). Dico questo perché pochi sanno di un richiamo solenne avuto da don Tonino direttamente da parte della Segreteria di Stato vaticana. Si permetteva la libertà, quando andava a celebrare al suo paese, di non usare lo zucchetto, insieme a tutti i “segni del potere” per lasciare spazio al “potere dei segni”. Ebbene a Roma questo non piaceva, forse nemmeno ad Alessano piaceva a tutti tanto da segnalare il ” caso” a Roma. Oggi davanti alla tomba di don Tonino Bello tutti si sono dovuti togliere lo zucchetto, quello del papa è addirittura volato a terra. Don Tonino è ancora profeta”.

Per la cronaca va detto che anche all’arrivo alla tomba di don Tonino Bello , nel cimitero di Alessano, appena sceso dall’elicottero che lo aveva portato in paese dall’aeroporto di Galatina, Papa Francesco era a capo scoperto, segno anche questo – se si vuole – di quel “potere” esercitato da don Tonino che altrimenti si chiama familiarità, autorevolezza e credibilità.