Ferruccio, il Gondar e quelle “cianfrusaglie” rimaste lì, in garage, tra mille e uno ricordi

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Da un paio di anni mio padre mi ripete che dobbiamo liberare il garage dalle cianfrusaglie del Parco Gondar. Da un paio di anni io faccio finta di non sentire.

Oggi sono sceso a vedere cosa si può buttare ed è stato un viaggio nel tempo tra avventure ed emozioni dimenticate. Non solo tra i grandi eventi che vuoi o non vuoi restano sempre più o meno impressi nella mente, ma tra i piccoli eventi del cuore, quelli magari fatti ancor prima di pensare che quello potesse diventare un lavoro, quelli dei Tonino Carotone al Candle di Lecce quando i manifesti erano fogli fotocopiati (ma col foglio Giallo, per la serie non badiamo a spese), e quando sognavo un giorno di arrivare a lui (non faccio l’ovvio nome).

Degli immensi e simpaticissimi Punkreas con i quali sono cresciuto e ho pogato in giro per l’Italia, viaggiando da ragazzino su treni notte e furgoni scassati, ancor prima di questa fase che sto oggi raccontando, o i folkabestia.

Fino ad arrivare alla Boom Boom Vibration (per me resta la boo boo , senza M) che per me riusciva a fare dei “piccoli concerti ” (il piccolo e sempre relativo) ma tra quelli che esprimevano meglio la vera essenza del Parco Gondar o, meglio, del Welcome to Tijuana. Quelli in cui mi aggiravo nel pub senza stress (o con minore stress rispetto al solito).

Vedevo facce amiche e il clima era disteso e festoso e sul palco magia; come loro, la mitica Raina Villa Villa Ada posse, amiconi ed essenza pura di buone vibrazioni e gioia gia prima del Parco Gondar e poi sempre presenti, come Rankin Lele e Papa Leu. Passando per l’arte di chi disse “Parco Gondar save the music”.

Insomma da oggi una parte dei manifesti del Parco Gondar, come altri prima di loro, finiranno per trasformarsi in carri di carnevale o pupi di capodanno nelle mani dei maestri Gallipolini, ma questi No, restano con me affinché tra 20 anni possa fare con loro un altro viaggio.

Esattamente come questo, senza tristezza, con un poco di malinconia ma col sorriso nel ricordare che, comunque, alla fine il tempo trascorso è sempre stato felice.

Ferruccio Errico – Gallipoli