Emergenza Covid: la Puglia “zona arancione”: stop agli spostamenti tra paesi; scuole chiuse (per ora). Cosa si potrà fare e cosa no

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Gallipoli – Tra percentuali che ballano (oggi è positivo l’11,2% dei tamponi, ieri il 16%), record di decessi (28 nel report diffuso oggi, mai così tanti dall’inizio della pandemia) e scuole che (per ora) rimangono chiuse, da venerdì 6 novembre i pugliesi dovranno fare i conti con le limitazioni imposte dalla zona Covid “arancione”. Torna pure il modello di autocertificazione per giustificare gli spostamenti (qui il modello da scaricare).

In sostanza aumentano i divieti e le restrizioni, chiudono molti negozi e soprattutto non ci potrà spostare da un comune all’altro se non per motivi di salute, esigenze lavorative, comprovate necessità, per rientrare nel domicilio, assicurare la didattica in presenza ovvero usufruire di servizi non presenti nel proprio paese. Sarà, inoltre, “coprifuoco” dalle 22 alle 5, salvo le solite comprovate necessità, così come nelle altre zone. In sostanza è “fortemente raccomandato” di spostarsi esclusivamente per motivi di salute, esigenze lavorative o comprovate necessità.

Scuole chiuse (per ora)

Michele Emiliano e Pier Luigi Lopalco

Non mancano in queste ore le polemiche, sul perchè la Puglia non sia riuscita a “conquistare” una fascia migliore e, ovviamente, sulle scuole. Il Dpcm firmato ieri dal premier Conte prevede (per la zona “arancione”) il ritorno tra i banchi per le elementari ed le medie, fermo restando la didattica a distanza per le superiori, ma subito il presidente della Regione Michele Emiliano e l’assessore alla Salute Pier Luigi Lopalco sono intervenuti per confermare l’efficacia dell’ordinanza regionale dello scorso 28 ottobre (la n. 407) con la quale la didattica a distanza vale per tutti almeno sino al 24 novembre.

«Ove il Governo nazionale ritenga assolutamente necessaria la riapertura della didattica in presenza secondo le previsioni del Dpcm promulgato ieri – si legge in una nota della Regione – potrà richiedere espressamente la revoca dell’ordinanza del Presidente della Regione Puglia che la valuterà di intesa col Ministro della Salute». Quindi, almeno per ora, le scuole in Puglia resteranno chiuse, anche se la didattica in presenza potrà anche aumentare, “al fine di andare incontro alle esigenze formative ed alla volontà delle famiglie che desiderano per i loro figli la didattica in presenza, il Presidente della Regione, a richiesta dell’Ufficio scolastico regionale”. Ciò potrà accadere “sempre che le condizioni epidemiologiche lo consentano”: ai dirigenti degli istituti scolastici sarà consentito di aumentare la quota di didattica in presenza attualmente autorizzata in casi particolari, come le “mini-classi” per i ragazzi con bisogni educativi speciali. La scuola “in presenza” viene, intanto, chiesta dai due ricorsi presentati dinanzi al Tar dal  Codacons Lecce e, per un gruppo di genitori, dall’avvocato Pietro Quinto. Anche i dirigenti scolastici sostengono la causa, con il presidente regionale dell’associazione nazionale dei presidi, Roberto Romito, che ha scritto una lettera a Conte chiedendo la revoca dell’ordinanza regionale.

I nuovi divieti

Sulla base del Dpcm di ieri, la collocazione delle regioni nelle varie fasce sarà decisa dal ministro della Salute, sentiti i governatori, sulla base di 21 parametri che tengono conto, tra l’altro, del numero dei casi sintomatici, dei ricoveri, dei casi nelle Rsa, della percentuale di tamponi positivi, del tempo medio tra sintomi e diagnosi, del numero di nuovi focolai, dell’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.
Per ora la Puglia si colora di “arancione” e, almeno per 14 giorni, oltre ai divieti uguali per tutti (come il divieto di circolazione dalle 22 alle 5) è previsto anche lo stop agli spostamenti tra paesi diversi (salvo le solite comprovate necessità). L’attività motoria è consentita solo all’aperto; chiusi bar e ristoranti: l’attività di ristorazione solo con consegne a domicilio e, fino alle 22, con l’asporto. Per tutti la raccomandazione è quella di ricorrere alla più alta percentuale possibile di lavoro agile (“smart” working”). Restano regolarmente aperti edicole, tabaccai (niente slot machine), farmacie, parafarmacie e generi alimentari.
C’è la chiusura degli esercizi commerciali all’interno dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi; la chiusura di palestre, piscine, centri benessere e termali; i mezzi di trasporto locali e regionali al 50% della capienza; a distanza i corsi di formazione, pubblici e privati (salvo per medici e attività di formazione ministeriale); sospensione delle prove concorsuali (salvo per il personale sanitario, protezione civile e abilitazione professionale). Regolare l’attività di barbieri, parrucchieri ed estetisti. Sospensione per sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine.