Eleonora e Daniele erano “troppo felici”: il giovane killer ha ucciso anche per questo

2499

Lecce –  Ha ucciso perché vedeva un coppia “troppo felice” e lui un “escluso”. Una motivazione sconvolgente per il duplice efferato omicidio di via Montello a Lecce, portato a termine con fredda premeditazione da Antonio De Marco. Il 21enne studente universitario di Casarano (reo confesso) ha accoltellato a morte la 30enne Eleonora Manta (di Seclì) ed il fidanzato 33enne Daniele De Santis (di Lecce) all’interno del loro appartamento, mosso da sentimenti di invidia e gelosia, soltanto perchè non “sopportava” il tipo di vita della coppia, “che vedeva affiatata, solare, piena di vita”.

Rispondendo ai giornalisti che lo assediano, è il comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, colonnello Paolo Dembech, a fornire questa ipotesi per un omicidio altrimenti “inspiegabile”. Un omicidio definito dagli inquirenti “atipico e inquietante”, messo in atto con “lucida follia”, tanto da far pensare all’azione spietata di un serial killer.

Un omicidio spietato e meticoloso

Il giovane di Casarano non lo era, ma le modalità messe in atto per uccidere Eleonora e Daniele hanno fatto temere gli inquirenti che potesse pure diventarlo. Il killer ha pianificato la sua azione con una meticolosa spietatezza. Qualcosa ha turbato il suo fragile equilibrio mentale: qualcosa gli ha dato fastidio al punto tale da rimuginare per giorni (“almeno 10”) su come far fuori la coppia con la quale aveva pure condiviso, in affitto, quell’appartamento in via Montello.

Ma lo sfratto non sembra c’entrare poco in questa vicenda: Antonio ha, infatti, lasciato l’appartamento addirittura un mese prima rispetto alla richiesta di Daniele, il padrone di casa che voleva farne la propria casa per viverci con la fidanzata. Si segue dunque la pista passionale: «Occorre scavare all’interno dei rapporti creatisi tra De Marco e la coppia. C’è qualcosa che gli ha dato fastidio, l’ha covata dentro a lungo e poi è esplosa».

Le indagini e la falsa pista “Andrea”

I carabinieri sono finiti sulle sue tracce due giorni dopo il  duplice omicidio, dopo aver accantonato la falsa pista sul nome “Andrea”, che si è ben presto scoperto non essere l’omicida ma invece un amico della coppia, che abita al piano di sotto, chiamato in aiuto al momento dell’accoltellamento.

L’arresto è avvenuto ieri sera: appena ha visto i carabinieri, De Marco ha solo chiesto da quanto tempo lo stessero pedinando. «È apparso rassegnato, non ha reagito». Nei giorni precedenti ha pure condotto una vita normale, andando in università e partecipando pure ad una festa. 

In casa con le chiavi

Nella casa di via Montello sarebbe entrato con le chiavi ancora in suo possesso, avendovi abitato dal novembre 2019 sino all’inizio del lockdown, salvo lasciarla da luglio a fine agosto, quando De Santis gli chiede di liberare l’appartamento perchè vuole ristrutturarlo per andarci a vivere con la sua Eleonora. Nessun contrasto su questa richiesta, ma forse è proprio in questo momento che scatta qualcosa nella sua testa.

Un atto premeditato visto che nei bigliettini ritrovati insanguinati emerge la precisa mappatura delle telecamere di videosorveglianza presenti lungo il tracciato tra la sua attuale residenza di via Fleming e via Montello. Antonio, però, valuta male la copertura di alcune telecamere che riescono a riprenderlo anche se lui cammina sul marciapiede opposto.

Le indagini

Le prove in mano dagli inquirenti sono diverse: non solo dalle telecamere (alcune immagini sono nitide, altre meno) ma anche dall’analisi dei tabulati telefonici, delle chat e delle testimonianze di alcuni condomini e del ragazzo che portava a passeggio un cane mentre Antonio tentava di lasciare il luogo dell’omicidio senza dare nell’occhio.

L’arma del delitto, un pugnale da caccia acquistato pochi giorni prima, probabilmente non verrà trovata (“forse gettata nei rifiuti”). È stato invece ritrovato il fodero, così come sono state ritrovate delle fascette con le quali pensava di legare e torturare la coppia. “Normale” viene descritto il contesto familiare nel quale il ragazzo è cresciuto, a Casarano: madre casalinga, padre pensionato, una sorella più grande. Nulla che nel suo passato potesse far pensare ad una simile violenta esplosione.