Economia e Coronavirus: il problema degli assegni postdatati. Una lettera al presidente Conte

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Preg.mo Presidente,

sono uno specialista della materia aziendale e in special modo mi occupo di controllo di gestione e finanza aziendale, in più sono un piccolo imprenditore del settore turistico ricettivo, ho fatto anche io le mie esperienze di amministratore pubblico essendo stato per lunghi anni Sindaco e consigliere del Comune in cui vivo e consigliere della Provincia e assessore. E proprio queste esperienze nei settori indicati mi invitano a sottoporre alla sua attenzione una problematica, non ancora attenzionata dal Governo, che rischia a breve di trasformare la vita economica di migliaia di aziende e con evidenti ricadute nel sociale, in un inferno finanziario di lunga durata.

Le voglio parlare della problematica degli assegni bancari cosiddetti postdatati che in questi giorni sono portati all’incasso. Questo ormai è diventato un allarme molto serio che è stato rilanciato da più parti, tra cui tanti onorevoli deputati e dal presidente della Regione Sicilia, ma nessuna decisione è stata presa in merito.

È vero, Lei può dire che questa prassi dell’assegno postdatato non è contemplata dalla legge e da alcuna normativa, ma è pur vero che è ormai prassi diffusa e quasi ordinaria nei rapporti commerciali. Quindi, una prassi vietata per legge, ma “consentita”. Consentita perché? Perché, pur essendo una realtà malata della nostra economia, è un sistema a conoscenza da sempre delle autorità politiche, finanziarie e bancarie preposte. Infatti la gran parte delle banche garantisce con questo strumento l’esposizione dei fidi dei loro clienti, che così diventano titoli di credito a tutti gli effetti pratici.

Ora, con l’avvento della pandemia da Coronavirus, la gran parte del sistema produttivo nazionale si è bruscamente interrotta e gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e un’altra infinità di soggetti che hanno emesso gli assegni postdatati per gli acquisti, facendo coincidere le date di scadenza con i loro prevedibili flussi di cassa, non hanno possibilità di onorare queste scadenze. Quindi assegni che andranno insoluti e che genereranno una “pandemia finanziaria ed economica” che distruggerebbe il tessuto economico e sociale della nostra nazione.

I traenti non hanno possibilità di pagare, i beneficiari non hanno possibilità di incasso, creando così un circolo vizioso pericolosissimo perché intanto i beneficiari che sono i fornitori delle aziende e che hanno depositato in banca quegli assegni per generare fidi per la necessaria liquidità, non avranno possibilità di rientro con le banche. 

Lei sign. Presidente conosce meglio di me queste problematiche essendo un docente universitario di Diritto privato e sa molto meglio di me che l’emissione di assegno postdatato è un illecito amministrativo, ma che può trasformarsi velocemente in un illecito con conseguenze anche penali; reato che commette sia il traente il titolo, sia il beneficiario, oltre al possessore, quindi, le banche. 

Le conseguenze, quindi, se non si interviene sulla problematica, saranno davvero disastrose, con migliaia di aziende, commercianti, artigiani, persone fisiche che subiranno protesti che sono poi l’anticamera di una morte annunciata per le aziende.

Umilmente mi permetto di chiederLe di voler intervenire per rompere questo circolo vizioso che già si sta completando con una semplice disposizione che Lei meglio saprà come fare: semplicemente dichiarando che gli assegni postdatati non possano essere protestati da qui a fine anno e che siano sospese eventuali procedure esecutive in conseguenza del mancato incasso di tali assegni.

Non convince poi la motivazione di chi è contrario alla misura suggerita poco prima perché altrimenti, secondo questa motivazione, si interromperebbe la filiera dei pagamenti. Sig. Presidente, perdoni la mia arroganza se tale Le può sembrare, ma questa è gente che secondo me non sa quel che dice e di cosa parla e che non ha mai avuto a che fare con alcuna problematica di natura commerciale e aziendale. Parlano seduti da una comoda poltrona dietro la sicurezza di una scrivania.

La filiera si interrompe in ogni caso perché chi non onora un assegno, soprattutto in questo periodo, lo fa perché non ha la liquidità necessaria e in alcuni casi non ha la liquidità neanche per il sostentamento della propria famiglia. A nessun imprenditore piace essere protestato, perché sa che sarà la morte per la sua azienda, con tutte le ricadute negative sul tessuto sociale, con la cancellazione di migliaia di posti di lavoro, mancata produzione di ricchezza, mancati introiti di imposte da parte dello stato.

Il silenzio della politica su questa problematica si fa sentire ed è grave, per questo ho voluto, nel mio piccolo rivolgerLe questa lamentazione che è un grido di aiuto concreto da parte di tutti quei piccoli e micro imprenditori che oggi non sanno vedere il loro futuro e cominciano a disperare.

Sono sicuro che Lei prenderà in considerazione la questione e saprà dare la giusta soluzione.

Tanto mi sentivo di segnalarLe.

Nicola Fiorito – Ruffano