Ecco perché Gallipoli dovrebbe intitolare una via a Pierangelo Bertoli

5163
Pierangelo Bertoli

“Mi veniva detto spesso che in Italia per un handicappato non c’era spazio, che contavano solo la perfezione fisica, la bellezza, il look” asseriva Pierangelo Bertoli in un’intervista su un giornale, pubblicata nel 2001 da un’ associazione di volontariato.

Per una sua naturale reazione consequenziale a questa consapevolezza gli si attribuiva a torto un carattere duro e scontroso, ignorando quel valore intrinseco, di sensibilità soprattutto, tipico di chi vive o ha saputo vivere coraggiosamente, come lui, da disabile.

Poco spazio, dunque, al vittimismo o ai pietismi gratuiti e molta attenzione, invece, alle scelte di vita personali intraprese con determinazione e “a muso duro”, come in uno dei suoi brani più conosciuti. Senza mai scendere a compromessi, neppure con il consumismo discografico, i testi di molte canzoni di Bertoli abbondano di riferimenti sociali e politici, denunciando disagi e condizioni precarie, in cui vivono gli uomini di oggi.

Pubblicità

Dagli anni Settanta alla sua morte, avvenuta il 7 ottobre 2002, i suoi pezzi d’autore hanno abbracciato vari generi, dalla musica popolare e/o dialettale al rock. Qualcuno ha paragonato i suoi canti (seppur talvolta con la presenza anomala di un sintetizzatore), ai cori contadini di denuncia politica e sociale.

Uno di questi componimenti è proprio “Sera di Gallipoli”, facente parte dell’album “Eppure soffia” pubblicato nel 1976. Si tratta della prima raccolta destinata al grande pubblico, pubblicata con l’etichetta della CGD, a seguito di un contratto procurato a Bertoli dalla collega Caterina Caselli, sposata con il titolare dell’importante casa discografica.

Uno spaccato melodico e poetico della vita gallipolina di quegli anni, diversa per tanti aspetti da quella odierna, sperimentata personalmente dallo stesso Bertoli nel corso di un intenso e lungo soggiorno estivo. A musicare il brano ci pensò il poliedrico Alfonso Borghi, mentre del testo si occupò Mauro Degola che, a titolo di cronaca, aveva svolto il servizio militare proprio nella capitaneria di porto di Gallipoli; da qui, sicuramente, l’ispirazione per questa nostalgica poesia in musica, con protagonisti i pescatori e la gente comune della nostra città di mare.

Nella postuma compilation-tributo del 2005 “… A Pierangelo Bertoli”, la canzone “Sera di Gallipoli” venne reinterpretata, questa volta, da un altro grande della musica: Bruno Lauzi. Sempre a proposito di Gallipoli, sulle pagine di Piazzasalento della scorsa estate, con il supporto del pianista-compositore Enrico Tricarico, è stato scritto di come questa meravigliosa città sia potuta essere persino la musa ispiratrice dei “Beirut” e del loro leader Zach Condon, un gruppo americano originario del New Mexico, che alla nostra città marinara ha dedicato il nome di un brano musicale e di un’intera raccolta, con un tour omonimo che per diversi mesi ha girato il pianeta, fondendo un genere abbastanza particolare con i fiati e percussioni delle bande salentine.

Ci deve pur essere, dunque, un modo per esprimere riconoscenza nei confronti di certe persone speciali. Tornando a Bertoli, un significativo omaggio è stata la straordinaria interpretazione dei suoi brani da parte dello stesso figlio Alberto (anche lui apprezzato musicista, voce e chitarra) nell’ambito della terza edizione della rassegna culturale “Girodicorte”, svoltosi lo scorso agosto a Taviano.

Esiste, poi, un altro genere di riconoscimenti: nel 2014 ad Alghero è stata intitolata una piazza alla cantante Giuni Russo. La motivazione è che nel 1986 l’artista di origine siciliana cantando la famosa “Alghero”, ha contribuito notevolmente all’aumento di prestigio e notorietà della graziosa cittadina sarda.

Se è vero che, ancora oggi, questo genere di intitolazioni per la normativa toponomastica non è ancora del tutto semplice e convenzionale, dato il tortuoso iter burocratico da intraprendere, è altrettanto vero che, oramai, in tutta Italia sono tante le Amministrazioni comunali che hanno dedicato vie, piazze – se non tratti di lungomare – a cantanti e musicisti scomparsi (salvo rare eccezioni) da oltre dieci anni.

Numerosi, persino i comuni salentini (Lecce compresa) che hanno dedicato il nome di una via a questo genere di artisti, principalmente a Fabrizio De André e a Luigi Tenco. Quale migliore località dunque, se non Gallipoli, per esprimere un “Grazie di cuore!” al caro Pierangelo Bertoli?

Tonio Scanderebech – Felline (Alliste)

Pubblicità