E per il pranzo di nozze devo fare un mutuo

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“Non faceva, nascendo, ancor paura/la figlia al padre, che ‘l tempo e la dote/non fuggien quinci e quindi la misura”. Quando nasceva una bambina,  cioè, c’era per la famiglia una preoccupazione in più per la dote da preparare e per la precoce età in cui ci si sposava. Questo al tempo di Dante  (i versi sono tratti dal canto XV del “Paradiso” dove si narra dell’incontro del poeta col suo avo Cacciaguida). Verrebbe da dire niente di nuovo sotto il sole, anche nel Duecento la sobrietà non era di casa. Ora però ci si preoccupa anche quando si viene scelti per fare da padrino/madrina per battesimo, cresima, matrimonio. Non c’è alcun limite né per il regalo né per la cerimonia sganciati come sono questi due aspetti dal senso profondo della celebrazione dei  sacramenti.

Non è in discussione il concetto di festa, anzi, la consapevolezza piena del significato profondo  di entrare a far parte della comunità ecclesiale (battesimo),  di essere fortificati nella fede (cresima), di testimoniare l’intima unione tra Cristo e la Chiesa (matrimonio) dovrebbe generare solo gioia. Quello che è in gioco è proprio la “misura” , la preoccupazione tutta esteriore di fare bella figura con parenti e amici, la scelta di padrini che spesso obbedisce non all’idea di “allargare la famiglia” ma  a criteri di “scalata sociale”. Succede così che i  padrini  accompagnano il percorso dei loro figliocci solo per un giorno, appunto, quello della cerimonia..

Sono proprio i regali e le modalità della festa  che catalizzano l’attenzione molto di più  della necessità di approfondire  il senso profondo del sacramento che si va a ricevere. Questa “deformazione” dovrebbe preoccupare prima di tutto la comunità ecclesiale i cui rappresentanti, in verità, si sforzano e fanno di tutto per far passare un messaggio sobrio per quanto riguarda la festa, ma visti i risultati non sempre ci riescono.

Chi si ricorda o racconta i regali che ricevevano i bambini della prima comunione solo qualche decennio fa? Coroncine del rosario, libri di preghiera. La catenina d’oro o l’orologio erano per la cresima. I “compari d’anello” del matrimonio contribuivano con un dono utile per la casa. Dopo la cerimonia religiosa si tornava in casa e a parenti e amici si offriva un “rinfresco”, qualche dolcetto, un liquorino e la gioia di stare insieme e rinsaldare vecchie e nuove amicizie. Negli anni Settanta  con il boom economico comincia a cambiare tutto, scelta del ristorante più raffinato, pranzi pantagruelici e via di questo passo.  Ora qualcuno è costretto a farsi un mutuo per un pranzo di nozze e per tutto quello che la cerimonia richiede. In questi ultimi tempi, in realtà, complice la crisi che colpisce tutto, si notano segni di sobrietà. Come dire di necessità virtù.