Droga, il fiume cambia verso

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Ervin Gerbaj
Ervin Gerbaj

IN EVIDENZA. Una volta i capi si chiamavano Angelo, Mario, Salvatore e Rosario e sull’asse Monteroni-Gallipoli quella fortissima alleanza non lasciava spazio a nessun altro. Oggi rispondono ai nomi di Ervin, Dhori, Marenglen, Pilo ma appare un po’ esagerato chiamarli “nocchieri”, vertici di una rete blindata e militarizzata. Però le loro mire riescono a realizzarle lo stesso. L’8 settembre i finanzieri, in due istinte operazioni tra Lecce e Surbo, hanno messo le mani su quasi 4 tonnellate di marijuana operando undici arresti. Pochissimi giorno dopo, il 12, altro colpo delle Fiamme gialle: 136 chili di “erba”, 14 di eroina, un chilo di cocaina e tre Kalashnikov; chiesti, dal sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi, e ottenuti dal giudice per le indagini preliminati 19 arresti. Le loro ramificazioni arrivavano a Lecce, Gallipoli, Guagnano e centri del Brindisino e Tarantino. In entrambi i casi i magistrati parlano di organizzazione italo-albanese. Il costante fiume di droghe che si riversa sul Salento, ma non perfermasi tutto qui, vede sulla scena malviventi delle due nazionalità, i cui ruoli sono definiti dalle modalità scelte per il traffico, piuttosto che da gerarchie spietate. I primi concentrano sull’altra riva dell’Adriatico il prodotto  (marijuana soprattutto, ma anche e sempre più eroina e cocaina); gli altri approntano qui magazzini e depositi, mentre approntano la rete dei clienti-capi zona. Che sono tanti.

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