Dopo Sanremo: gli artisti salentini e la pandemia che riscrive la musica. Una riflessione del disk jockey leccese Andrea Santoro

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Andrea Santoro

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del dj Andrea Santoro, sulla scena musicale da oltre 20 anni con i nomi d’arte “Santorini” e “DistantEchoes”. Ascoltatore di musica e produttore di fama internazionale, laureato in comunicazione e specializzato in nuovi media e internet, Santoro ha portato la sua musica in giro per il mondo.

Si è appena conclusa la 71esima edizione del festival di Sanremo con la vittoria dei Maneskin, un risultato inaspettato per tanti, data la proposta musicale della giovane band, già vincitrice di una passata edizione del reality X-Factor.

Un’edizione controversa e discussa quella del Festival, che ha visto un sensibile calo degli ascolti rispetto all’anno passato, complice il format rivisitato in ottica Covid-19 che ha costretto gli organizzatori a optare per una versione senza pubblico in sala. Un aspetto molto impattante se consideriamo la resa della performance artistica in un contesto così particolare. Bisogna infatti tenere presente questo aspetto fondamentale come componente intrinseca dell’esibizione dell’artista sul palcoscenico.

Dover cantare senza il pubblico e per di più dopo circa 1 anno di stop dai concerti non deve essere stato facile per gli artisti che si sono esibiti. L’empatia che si innesca tra performer e pubblico, infatti, è fondamentale per stabilire una connessione comunicativa che rende migliore l’esibizione.

Ma ahimè questo scenario è diventato ormai la consuetudine per un comparto, quello artistico, messo in ginocchio da questa pandemia e scarsamente aiutato dai ristori e dalle misure di sostegno attuate dai vari governi ed enti pubblici e privati. Moltissimi artisti (non solo in italia) hanno dovuto abbandonare sogni di gloria, realtà consolidate e progetti pronti, per ripiegare su lavoretti che consentissero loro di mangiare e pagare le bollette a fine mese.

In molti come abbiamo visto hanno abbandonato il proprio percorso, in tanti hanno tenuto duro dedicandosi ad attività complementari e altri ancora hanno pensato di innovare e reinventarsi cercando di farsi trovare pronti fino a quando arriverà il momento di ripartire, magari con dei format e delle idee nuove, figlie di un nuovo panorama globale.

Ma in un contesto così sfidante e difficile c’è (per fortuna) chi ancora tiene alta la bandiera del nostro territorio, portando sul palco dell’Ariston una buona quota di salentinità e confermando che la nostra terra, in quanto a creatività, non è seconda a nessuno. Durante la kermesse musicale infatti sono stati diversi i personaggi salentini che hanno contribuito, in varie forme, a dar vita allo show più amato dagli italiani.

Negramaro, Emma Marrone e Alessandra Amoroso non hanno certamente bisogno di presentazioni e, in qualità di artisti ormai acclamati, hanno dato sfoggio delle loro immense qualità. Ma oltre a loro abbiamo avuto il piacere di celebrare anche Mauro Tre, pianista jazz noto ai più per i suoi vari progetti e per la sua sconfinata qualità artistica e sensibilità caratteriale.

Inoltre una menzione spetta a Valerio in arte “Combass” in formazione sul palco con Umberto Tozzi. È stata un’edizione importante per Giuseppe Petrelli e Rocco Rampino che hanno gareggiato co-producendo i brani rispettivamente di Willie Peyote e Malika Ayane, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica.

La mia professione e la mia esperienza  mi permettono di osservare questa situazione da addetto ai lavori, che si auspica possa realizzarsi una grossa presa di coscienza nei confronti di chi insegue il suo sogno di comunicare attraverso la musica, che rimane ancora un linguaggio universale capace di unire le persone.

In un momento così difficile in cui è venuta a mancare la socialità, aspetto fondamentale di un processo di condivisione emotiva, abbiamo bisogno di trarre un insegnamento positivo che ci porti in un nuovo scenario rinnovato e pieno di energia.

Andrea Santoro – Lecce