Nardò – Non aveva né amici né parenti nel Salento e la sua storia sarebbe rimasta sconosciuta ai più, vittima della “globalizzazione dell’indifferenza”, se a scuotere le coscienze non ci fosse stato don Riccardo Personè. È una storia di solitudine e disperazione quella di Maria, deceduta a Lecce, a 52 anni, il 13 dicembre scorso dopo una lunga agonia. Se mercoledì prossimo (24 gennaio alle ore 11 nella sala mortuaria di Lecce) la donna potrà avere un funerale e una degna sepoltura (“con il consenso dei familiari che, commossi, già ringraziano tutti”), il merito è di don Riccardo, cappellano dell’ex ospedale di Nardò, e di quanti hanno accolto il suo appello su facebook. La  rumena venne ricoverata il 19 marzo del 2015 presso il reparto di Lungodegenza del “Sambiasi” in condizioni gravissime. Dopo essere rimasta in stato vegetativo per due anni e nove mesi, il decesso è giunto lo scorso 13 dicembre al “Fazzi” di Lecce, l’ospedale dov’era stata poi trasferita per l’aggravarsi delle sue condizioni. Da quella data, però, il suo corpo giace in una cella frigorifera del “Fazzi” perché nessuno lo ha reclamato e soltanto di recente, “con notevole sforzo”, lo stesso don Riccardo è riuscito a contattare il marito, tramite una parente che lavora al Nord Italia, ed il figlio che vive in Inghilterra. «Da quello che ho capito si tratta di persone molto povere e tuttavia il giudizio non spetta né a me né a nessun altro», ha scritto il sacerdote su Facebook lanciando un appello, subito accolto e rilanciato da molti, per dare forma e concretezza ad solidarietà tante volte soltanto proclamata.

La gara di solidarietà – Proprio nel corso delle ultime festività natalizie, il 45enne parroco di Nardò ha rotto gli indugi e ha coinvolto gli amici più stretti, dal direttore del distretto socio-sanitario agli operatori che l’avevano avuta in cura a Nardò, e via via tanti altri generosi cittadini che si sono commossi al sentire questa triste storia. «Quanta gente muore nella solitudine e nell’indifferenza, eppure – si lascia sfuggire don Riccardo – c’è in giro tanta solidarietà e tanto desiderio di ricevere e anche dare  amore». È un fiume in piena l’ex cappellano (già al “Bambin Gesù” di Roma e docente di religione a Copertino) che avrebbe voluto riportare a Nardò, la sua ultima dimora, le spoglie mortali di Maria: «Ma la burocrazia non sempre può dare ascolto alle ragioni del cuore né si muove a compassione dinanzi alle disgrazie dell’uomo». Da questa storia, triste come poche, è però sbocciato il fiore della solidarietà. «C’è stata una vera e propria gara che ha permesso, in brevissimo tempo, di raccogliere il necessario per dare a Maria degna sepoltura, restituendole quella dignità di persona umana che sin qui le era stata negata», afferma don Riccardo nell’anticipare che i sindaci di Nardò e di Lecce (Pippi Mellone e Carlo Salvemini) gli hanno fatto sapere che si faranno carico delle spese funerarie: per questo il parroco ha già prontamente contattato i tanti silenziosi benefattori per preannunciare loro la restituzione delle somme già anticipate: «Tanti giovani universitari, che non conosco nemmeno, mi hanno fatto sapere che verranno al funerale, e una ragazza di Novoli suonerà pure l’organo durante le esequie, e poi accompagneremo Maria fino al cimitero. Chissà se fra una decina d’anni la sua salma non potrà tornare nella sua Romania».

 

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