Dirigenti “spostati e “ridimensionati”: il Comune perde la causa intentata da tre funzionari. Ora c’è chi paventa procedimenti risarcitori a carico del Comune

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Nardò – Improcedibilità sul ricorso presentato dalla dirigente (passata da Welfaree Servizi demografici a Protezione civile e Caccia) in quanto andata in pensione; accertata “illeggittimità degli atti impugnati” dalla stessa ricorrente; pagamento delle parcelle anche dei suoi legali (2.500 euro) a carico del Comune costituitosi parte civile nel procedimento avviato dalla dottoressa Anna Maria De Benedittis.

Si è concluso così – solo per il momento secondo alcuni che temono o auspicano conseguenze risarcitorie – il processo davanti al Tar di Lecce che in 12 pagine ha spiegato i motivi alla base della sentenza che ha subito acceso gli animi intorno ad una operazione di riorganizzazione del Comune compiuta dal Sindaco neoeletto Giuseppe Mellone a poche settimane dal suo insediamento e che ancora oggi difende.

Vietato aumentare le aree funzionali

“Il giudice amministrativo ha stabilito che l’ente, all’epoca dell’adozione degli atti impugnati e in base a una legge peraltro non più in vigore, non avrebbe potuto portare da cinque a sei le aree funzionali della struttura organizzativa. Nient’altro si legge nelle pronunce del Tribunale amministrativo, né vi è alcun riferimento al demansionamento invocato dai tre dirigenti e attribuito a una presunta volontà del Sindaco”.

Ribadito che “unica responsabilità che si può attribuire all’attuale governo cittadino è quello di avere come obiettivo rendere più efficienti e funzionali gli uffici pubblici”, Mellone così prosegue: “Le dichiarazioni dei dirigenti tentano di buttare fango, ancora una volta, sulla mia figura, facendo finta di dimenticare che gli atti adottati sono stati approvati e condivisi dall’intera Amministrazione comunale. Nessuna questione personale, né men che meno una volontà di demansionare i dipendenti, che, infatti, hanno sempre svolto ruoli dirigenziali”.

“Convinto della bontà del mio operato” 

Quanto alle pretese risarcitorie, peraltro tutte da provare, dimostrare ed eventualmente quantificare – conclude il capo dell’Amministrazione comunale neretina – l’Amministrazione comunale resta fermamente convinta della bontà del proprio operato, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. La pronuncia odierna nulla cambia, ovviamente, in merito all’attuale struttura organizzativa dell’ente”.

Di rischio di risarcimento danni nei confronti dei dirigenti coinvolti aveva parlato tra i primi l’ex Sindaco Marcello Risi, predecessore di Mellone, proprio denunciando motivazioni poco consistenti alla base degli spostamenti dei dirigenti. Alla luce della sentenza del Tar, aggiunge: “Gli atti di Mellone contro i dirigenti sono illegittimi e ora il Comune dovrà pagare spese legali e un sostanzioso risarcimento danni”.

“Sindaco inadeguato”

Dopo aver citato altri casi a suo dire simili dal punto di vista dell'”inadeguatezza” di Mellone (vendita ex Gerontocomio, nuovo palazzetto, cimitero), Risi annuncia di voler inviare alla corte dei conti tutti i documenti relativi a decisioni che “stanno costando alla città, e quindi ai cittadini, milioni di euro”.

E’ intervenuto sulla vicenda, foriera di polemiche già in quell’ottobre del 2016, quando furono varate due deliberazioni della giunta comunale, il consigliere comunale Lorenzo Siciliano. “Tutte le delibere riguardanti la rotazione dei dirigenti avviata da Mellone a inizio legislatura sono illegittime. Lo ha scritto nero su bianco il Tar nella sentenza di condanna del Comune di Nardò in una ennesima causa storica che porta il marchio dell’amministrazione Mellone. Un marchio che si conferma caratterizzato da sciatteria amministrativa e incompetenza a governare”.

“Non è giusto far pagare i cittadini”

Anche per Siciliano il pronunciamento del Tribunale amministrativo leccese “spiana la strada a un risarcimento di decine di migliaia di euro nei confronti dei dirigenti che hanno vinto la causa, ed espone l’Ente ad ingenti spese, anche per pagare il solito avvocato esterno. E non è giusto che a pagare le smanie dispotiche di questo sindaco siano, ancora una volta, tutti i cittadini onesti della nostra città”.

“Avanti così – afferma infine in una nota l’assessore al Personale, Gianpiero Lupo – poiché le pronunce del Tar infatti, legittime e da rispettare, non spostano di una virgola il nuovo corso dell’Ente, che dal 2016 a oggi ha conosciuto modifiche e novità negli assetti e nell’organizzazione che hanno positivamente condizionato l’azione amministrativa, come non era mai accaduto in questa città”.