Dieci televisori per il reparto Covid del “Fazzi” di Lecce: il dono da “Cantina Coppola” di Gallipoli. Segna l’esperienza di un collaboratore

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Gallipoli – Un dipendente dell’azienda si ammala di Covid, viene ricoverato al Dea del “Fazzi” e i titolari decidono, in segno di riconoscenza, di fare una donazione all’ospedale in cui è stato curato.
È accaduto quest’oggi al Dea del “Fazzi” di Lecce dove l’azienda “Cantina Coppola 1489” di Gallipoli ha consegnato dieci televisori destinati all’ospedale in cui lo scorso novembre è stato ricoverato per Covid un “infaticabile collaboratore” (originario di Alezio) e da dove è fortunatamente rientrato a casa guarito.

“Un segno di riconoscimento per il lavoro del personale sanitario”

«Si è trattato di un segno di riconoscimento per il lavoro svolto dal personale sanitario medico e paramedico che durante questi lunghi mesi di pandemia è diventato ancor più rischioso e complicato. Ma soprattutto vuole essere un piccolo contributo al benessere e alla qualità della permanenza ospedaliera dei pazienti costretti alla lungodegenza, ancor di più nei reparti di isolamento abitati spesso da solitudine e grande tristezza», afferma Giuseppe Coppola, amministratore dell’azienda, presente alla consegna insieme al fratello Lucio, al direttore generale della Asl Rodolfo Rollo e a Rocco Palese (di Presicce-Acquarica), direttore del Distretto sanitario di Gagliano del Capo con un ruolo di consulenza nell’organizzazione dell’ospedale Covid Dea di Lecce.
In seguito alla positività del dipendente al Covid, sono poi stati eseguiti dei tamponi a dirigenti e staff di Cantina Coppola, con esito negativo. A causa dell’aggravarsi dei sintomi però, dopo oltre 10 giorni in casa, per il collaboratore contagiato si è reso necessario il ricovero che è durato circa venti giorni. «L’esperienza ha segnato molto sia lui che tutti noi; è difficile comprendere a pieno certe situazioni finché non si toccano con mano. Nelle sue telefonate ogni giorno abbiamo avuto una piccola cronaca di quanto accade in questi reparti, del grande lavoro, della corsa contro il tempo e del tempo che sembra non passare, delle difficoltà che spesso si incontrano. Ci siamo chiesti – conclude Coppola – in che modo poter dare un sostegno. Dai suoi racconti è emerso che le stanze del reparto Covid sono sprovviste di televisione e abbiamo pensato potesse essere un dono gradito, un modo per fare compagnia e alleggerire le giornate di quanti sono costretti a permanenze lunghe in ospedale».