“Di questo passo, fra un mese ospedali pieni e 400 morti: così non va”: le previsioni, documentate, dei medici di Puglia. E non c’è più l'”oasi Lecce”

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Gallipoli – Andando avanti di questo passo, rischia di avere occupati tutti i posti letto per il Covid occupati entro l’8 dicembre prossimo. Con un corollario di 400 deceduti. Bisogna perciò cambiare passo e subito, con misure più rigide. Lo afferma l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Puglia.

Ad assumersi la responsabilità di una presa di posizione così importante è il loro presidente, Filippo Anelli, che è anche a capo dei medici della provincia di Bari. “Le misure adottate – insiste il presidente – temo siano insufficienti a scongiurare il collasso del sistema sanitario regionale”. La “chiusura soft” dispiegherà i suoi effetti non prima di venti giorni: “Potrebbe essere troppo tardi, anche considerando che il trend di crescita rimanga costante e non abbia un andamento esponenziale”.

I numeri del Ministero

Sono i dati del Ministero della Salute aggiornati a venerdì alla base dell’analisi così preoccupata e preoccupante dei medici pugliesi. Si comincia dal dato della settimana 31 ottobre – 7 novembre, in cui si è avuto un incremento di 5.189 casi positivi, di media 740 al giorno. Ma c’è purtroppo di più.

“Nello stesso periodo i ricoveri per Covid-19 sono passati da 638 a 876, con una media di 34 nuovi ricoveri al giorno – rimarca Anelli – mentre gli ingressi nelle terapie intensive sono passati da 87 a 124, con una media di 5 nuovi ingressi al giorno. I decessi sono invece cresciuti da 723 a 816, con una media di 13 persone morte per Covid-19 al giorno.

In arrivo altri 22mila positivi

La previsione per i prossimi trenta giorni non ammette repliche. “Se questo andamento non rallenta – sottolinea ancora il presidente Anelli – nel giro di 30 giorni avremo oltre 22mila positivi e 1.876 posti letto, dei 2mila ad oggi previsti per i malati Covid, occupati”.

Gli andamenti in crescita, considerati in questa analisi sempre costante ma senza altri record, vanno a intrecciarsi inoltre sugli effetti dell’influenza invernale. “Se dovessimo arrivare a gennaio con questi ritmi di crescita – precisa – con l’arrivo dell’influenza stagionale il sistema andrà in tilt e non saremo più in grado di assistere né i pazienti Covid, né tutti gli altri. Le file di ambulanze dei giorni scorsi a Foggia ed Acquaviva delle fonti e ieri le difficoltà al Di Venere sono la spia di un sistema che già oggi fa fatica a rispondere alle richieste di ricovero”.

Troppi incontri tra persone e il virus ne approfitta

Del quadro generale sostanzialmente basato su numeri ufficiali e certificati, fa parte infine anche un richiamo a questo inizio di “chiusura dolce” che contribuisce non poco a  previsioni così pesanti. Come si è spesso detto, a quanto pare invano, il covid 19 cammina e si diffonde con le gambe degli umani.

“Su un altro fronte – conclude il presidente Anelli – situazioni di assembramento come quelle che si sono viste ieri in Via Sparano a Bari indicano che esiste un difetto di comunicazione. I cittadini non hanno compreso che non bisogna uscire di casa. Il virus infatti si diffonde solo dall’incontro tra le persone”.

L’oasi Lecce sta scomparendo…

E l’oasi rappresentata dalla provincia di Lecce? Fino a pochi giorni fa piccoli numeri sui neo contagiati, decessi, ricoverati in Terapia intensiva: così si presentava alle cronache il Salento, che pure era passato da un paio di Residenze per anziani invase dal coronavirus e da qualche scuola. Ancora oggi Lecce è la penultima città d’Italia come interessamento del Covid. Tutto rischia di essere presto un ricordo.

Donato De Giorgi

“Già da qualche tempo si notano numeri sull’andamento dell’infezione ben al di sopra di quanto eravamo abituati ad annotare, frutto della tendenza in atto – risponde il presidente dell’Ordine di Lecce, Donato De Giorgi – e tale tendenza sta continuando su scala regionale e quindi anche provinciale, senza più distinzioni”.

Sempre più arduo ricostruire i contatti

La diffusione sempre più capillare del virus inizia a mettere alla corda il sistema della tracciabilità dei positivi. “Non riusciamo più a ricostruire i contatti in alcune zone della regione. Se non si riesce ad invertire la rotta, presto anche qui potrebbe essere così”, rileva De Giorgi, del tutto in linea con quanto reso noto dal suo presidente regionale. Solo un dato per avere un’idea concreta sulla dispersione di energie: a Bari l’attività di tracciabilità assorbe attualmente 88 medici e 70 amministrativi.

Il governo regionale sta cercando di correre ai ripari sul versante della carenza di personale. Con due concorsi d’urgenza è alla ricerca di personale medico da impiegare nelle Usca (Unità di continuità assistenziale) e di medici in quiescenza, cioè pensionati da far rientrare nei reparti.

(nella foto sopra il centro di Lecce il 4 novembre scorso)