Defibrillatori obbligatori e le società vanno in crisi

1180

nardo-defribrillatoriNARDÒ. Il 19 luglio 2016 è una data che per associazioni e società sportive dilettantistiche indica una scadenza tutt’altro che trascurabile: entro tale giorno corre l’obbligo di dotarsi di un defibrillatore pena l’impossibilità di continuare a svolgere attività sportiva. Un decreto del Ministero della Salute risalente al 24 aprile 2013, infatti, obbliga i sodalizi sportivi ad avere questo apparecchio salvavita, sia durante gli allenamenti che nelle gare ufficiali. Per dare tempo ai sodalizi dilettantistici interessati di potersi attrezzare, sono state concesse in questi anni una serie di proroghe alle scadenze fissate. L’ultima, di sei mesi, lo scorso 20 gennaio. Significa, pertanto, che dal 20 luglio non ci si può allenare senza un defibrillatore a bordo campo, naturalmente con qualcuno che lo sappia usare, essendosi preparato allo scopo. L’apparecchio costa circa mille euro e il corso (obbligatorio) per imparare a “maneggiarlo” tra i 60 e gli 80 euro. Una spesa che molte piccole e piccolissime realtà sportive locali dichiarano di non potersi permettere, pur riconoscendo l’importanza di avere a disposizione il macchinario. Spiega il neretino Stefano Indiano, che nella stagione 2015-2016 ha allenato le “Red Stars”, squadra di minibasket formata da bambini di Aradeo, Seclì e Neviano (foto) «Si tratta di uno strumento indispensabile senza alcun dubbio. Di buono in questa norma c’è che se più associazioni svolgono attività sportiva nello stesso luogo (ad esempio, una squadra di basket e una di volley che si allenano nella stessa palestra) possono acquistare un unico defibrillatore e tenerlo lì, dividendo le spese. Spesso però non è semplice. Mi spiego meglio: non avendo strutture adeguate, per allenarci siamo costretti a “vagare” da una città all’altra. Così anche la “colletta” con altre associazioni diventa una chimera».