Gagliano del Capo – Taglio del nastro questa mattina della serra anti Xylella che viene da lontano. La struttura, a disposizione dei ricercatori impegnati in questa inedita campagna, è frutto di una spontanea raccolta di fondi lanciata dalla rivista tedesca “Merum” che ha visto adesione dalla stessa Germania, dalla Svizzera e dall’Austria. I lettori di “Merum” hanno versato oltre 25mila euro, un gesto di alto valore simbolico verso l’Italia, la sua identità agricola messa a così dura prova da spingere sconosciuti cittadini europei a dare comunque una mano. Con “Merum” ha collaborato anche la rivista “Der Feinschmecker”.

La serra regalata, completamente attrezzata, consegnata al presidente del Consorzio Dop Terra d’Otranto, Giovanni Melcarne, sarà un utile supporto ai ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari, per lo svolgimento di attività sperimentali (propagazione di piante, saggi biologici ed altri) funzionali alla ricerca di germoplasma di olivo resistente.

Quanti sono impegnati in questa operazione di ricerca delle varietà esistenti (oltre le due accertate) stanno lavorando su 440 cultivar attualmente, provenienti dall’Europa e da tutto il Mediterraneo), si stanno occupando anche di alcune decine di semenzali, olivi spontanei selezionati per l’assenza di sintomi in area fortemente infetta.

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La sperimentazione è stata avviata su base volontaria nella primavera del 2016 in 13 ettari di oliveti messi a disposizione da Giovanni Melcarne con la partecipazione di alcuni tecnici della redazione di Infoxylella.it e di ricercatori, e che, con un accordo siglato nei giorni scorsi tra Servizio fitosanitario regionale e Ipsp-Cnr, ha visto concretizzato l’essenziale sostegno finanziario della Regione Puglia e dello stesso Cnr al progetto quinquennale denominato, certamente non a caso, “Resixo”.

Giovanni Melcarne, padrone di casa con l’oleificio Forestaforte, ha aperto la cerimonia, seguito dagli interventi di Giuseppe Tedeschi, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia; Donato Boscia, del dipartimento di Scienze bio-agroalimentari del Consiglio nazionale delle ricerche; Andreas März, direttore della rivista Merum; Pierfederico La Notte, ricercatore dell’Ipsp – Cnr e responsabile di Resixo; Sebastiano Vanadia, membro della redazione di Infoxylella.it. Ha tratto le conclusioni il presidente del governo pugliese, Michele Emiliano.

Una giornata particolare: è stato individuato proprio ieri un olivo colpito dal batterio Xylella fastidiosa in agro di Monopoli. E’ il primo caso, ma potrebbe essere non l’unico, nel Barese, come ra rimarcato il dottor Melcarne. “Come Regione abbiamo avviato le ricerche nel 2015 con Unisalento e Cnr puntando su innesti e sovrainnesti; contiamo di avere i risultati verso la metà del 2019. Intanto però, e ci dispiace, dobbiamo ampliare la zona cuscinetto”.

Resixo è nato nel febbraio 2016 “davanti ad un ulivo monumentale in parte verde, in parte secco insieme alla domanda di dover fare qualcosa”, come ha raccontato il dottor La Notte. Un progetto poliedrico e quinquennale al centro di collaborazioni interessate pervenute da diverse zone interessate e basato su tecniche “tradizionali” di sovrainnesto, le stesse adottate nel Barese per passare dalla varietà Cima di Bitonto a quella Coratina.

Il governatore “Voglio rappresentare questo senso di unità intorno al problema, pieno di speranze: dobbiamo trovare tutti insieme, con reciproco rispetto, il sistema per fronteggiare questa malattia che è arrivata anche nel Barese. La ricerca farà il massimo possibile per alzare l’asticella sempre più in alto”: un ecumenico presidente Emiliano ha invitato a guardare tutti insieme nella stessa direzione davanti ad un morbo prima sconosciuto. “Chi lo poteva mai pensare che dal Sud America sarebbe arrivato a Gallipoli un batterio mai visto prima”, ha detto  tra l’altro, indicando infine le due richieste di fondo al governo: strumenti giuridici snelli ed efficaci, finanziamenti.

Quell’articolo lanciò l’allarme “A febbraio 2013 chiamai l’Osservatorio fitosanitario e l’associazione  agricole: quello che stava succedendo ai nostri ulivi non era la solita lebbra, era qualcosa di assolutamente mai visto”: Enzo Manni, per lunghissimo tempo a capo della cooperativa Acli di Racale, ricorda con precisione la genesi della scoperta della  “bomba”, come l’ha definita il dottor Marz. A Masrzo si organizzo un convegno a Parabita, poi più nulla. Ci pensò Piazzasalento a giugno a rilanciare il problema e poco dopo venne a trovarmi il dottor Boscia”.

 

 

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