Dalle rivolte alle processioni

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Concerto in piazza ad Alezio per la festa della Lizza (foto di Michele Piccinno)

Niente è più rivoluzionario della banda. Se fonti iconografiche documentano nelle antiche civiltà  l’uso di strumenti a fiato e a percussione per incitare a combattere, tutti gli storici sembrano d’accordo a situare l’origine della banda nel periodo della Rivoluzione francese quando la diffusione delle nuove idee si serviva anche delle feste.  Nacque così il binomio banda/festa che si estese poi anche alle celebrazioni dei patroni della città (ma nel sud c’era anche l’uso della banda per accompagnare un funerale). Nel nord Italia si diffusero quelle amatoriali, al centro soprattutto quelle militari, nel sud nacque il fenomeno delle bande di giro che per 5 mesi all’anno (da Pasqua fino a S. Francesco, 2 ottobre)  erano impegnate nelle feste patronali, affrontando sacrifici enormi, dormendo spesso in pensioni o addirittura nelle scuole. Non sempre erano  formate da professionisti e spesso il loro repertorio non era specifico ma contaminato il più delle volte con brani sinfonici. Le bande erano “la lirica dei poveri” e venivano considerate come dice il maestro Fulvio Creux un organismo musicale “troppo serio per essere popolare e troppo popolare per essere serio”.

Nella prima metà dell’Ottocento nacquero le bande municipali, trasformazione in senso civile di quella militare, che si diffusero soprattutto nei centri minori.  La banda, a differenza dell’orchestra,  ha la strada e la piazza come scenario e la sua fruizione è gratuita.

Nel Salento fiorirono le bande a iniziare da quella più antica, quella di Squinzano dei Fratelli Abbate, fondata a febbraio del 1876 e via via tutte le altre: Veglie, Ruffano, Sogliano, Gallipoli, Racale. Ci sono stati lunghi anni di crisi, ma negli anni Novanta c’è stato tutto un fiorire di scuole che sono poi approdate alla formazione di bande municipali come è documentato in queste pagine.  Ma ci sono anche altri progetti che vedono come protagoniste le bande. È il caso di un documentario di Monica Affatato “Nomadi del Pentagramma” proprio sulle bande di giro, l’opera dei poveri”, presentato  nei giorni scorsi.