Dalla letteratura alla quotidianità, superare le differenze di genere

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Il cavaliere di Ripafratta, nell’atto I scena IV, della “La Locandiera”, rivolgendosi al conte di Albafiorita afferma: “[…] Una donna vi altera? Vi scompone? Una donna? Che cosa mai mi convien sentire! Una donna? Io certamente non vi è pericolo, che per le donne abbia che dir con nessuno. Non ne ho mai amate, non le ho mai stimate, e ho sempre creduto, che sia la donna per l’uomo una infermità insopportabile”.

La lettura e analisi del testo scritto da Carlo Goldoni del 1752, a distanza di tre secoli, appare ancora attuale: la misoginia del cavaliere di Ripafratta è legata a stereotipi e pregiudizi di genere. Egli nega alla donna capacità razionale e ne afferma la sua inferiorità: “Per me stimo più di lei quattro volte un cane da caccia”. Questo pregiudizio anti-femminile, presente nella società dell’antico regime, persevera nell’opinione comune. Misoginia, maschilismo, differenze di genere, pregiudizi e stereotipi, strapotere maschile, atteggiamenti denigratori, egoismi e prevaricazioni sono espressioni che talvolta si confondono e si mescolano in un “prodotto” che porta la donna in uno stato di inferiorità rispetto all’uomo e non solo…

Come estirpare questo germe insidioso dalla mente dell’uomo? Attraverso l’educazione. Educare al rispetto dell’altro e in particolare della donna, in quanto essere umano, pari all’uomo. Come si legge nell’articolo 3 della Costituzione italiana, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza e di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

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La famiglia, la scuola e le istituzioni tutte dovrebbero fare “rete”, dovrebbero collaborare in sinergia per smantellare, sradicare convinzioni antiche, che hanno un solo nome: ignoranza. Basterebbe leggere, studiare e applicare la Carta costituzionale non solo con riferimento all’articolo 3 ma anche all’articolo 37, che riguarda la parità dei diritti della donna lavoratrice, e all’articolo 51 sulle pari opportunità tra uomo e donna.

Molti i traguardi raggiunti sulla tutela della donna lavoratrice, che riguardano l’astensione dal lavoro in stato di gravidanza e relativa indennità, per giungere alle “quote rosa”, che permettono alle amministrazioni pubbliche e private di rispettare un determinato numero di assunzioni riservate alle donne. Di fatto ciò non sempre avviene, ed ecco che le cronache sono dense di episodi legati a discriminazioni sul posto di lavoro, atteggiamenti denigratori verso la donna sia sul lavoro sia – cosa molto grave – in contesti domestici e familiari, che sfociano in violenze fisiche e psicologiche.

Parole come stima, considerazione e ammirazione vanno spiegate alle nuove generazioni nel loro significato etimologico, ma, soprattutto, nella loro applicazione nella vita quotidiana.

Ritornando a Mirandolina… Il personaggio goldoniano inaugura, in piena età dei lumi, il ruolo della donna imprenditrice, sicura di sé e consapevole delle sue capacità e della sua intelligenza. Prendiamo esempio e educhiamo, affinché i nostri figli, le nuove generazioni comprendano che la parità tra esseri umani, nonostante differenze fisiche e culturali, è alla base del vivere civile e di una società libera, consapevole, democratica e progredita.

Alessandra Macrì – Taviano

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