Dall’abbuffata al digiuno

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Gallipoli, il funerale te lu Titoru, morto per colpa di una polpetta

Ancora nell’aria i profumi natalizi mescolati a quelli delle chiacchiere e già avanza il grigio delle Ceneri e della Quaresima. Pasqua alta quest’anno, il 31 marzo, e tutto sembra scorrere più veloce. Nel Salento le iniziative di Carnevale si tengono soprattutto da domenica a martedì grasso. Più diluito nei giorni il Carnevale in passato con i giovedì delle “cummari” e dei “cumpari”e con il prolungamento della “Pentolaccia” per far divertire soprattutto i bambini.
Il martedì grasso era ed è il giorno del “funerale” del Carnevale. A Gallipoli “lu Titoru”, un pupazzo di stracci steso su un carretto, era pianto dalle prefiche vestite di nero che gridavano “Titoru meu, Titoru cci ccappasti./ Cu nna purpetta a mmucca te nfucasti” ricordando la morte dell’infelice Teodoro per una polpetta divorata con ingordigia. Polpette, maccheroni, carne di maiale, dolci, tutto in abbondanza perché il mercoledì, con l’imposizione sulla testa delle ceneri col monito che si è polvere e in polvere si ritornerà, iniziava in passato il grande digiuno e il periodo di astinenza dalle carni. Quaranta giorni di sacrifici, di purificazione. Il numero 40 segna nell’Antico e nel Nuovo Testamento un periodo di passaggio, la chiusura di un ciclo e l’apertura di uno nuovo. Solo a titolo esemplificativo: Mosè sul Sinai si fermò 40 giorni; per 40 anni regnarono Saul, Davide e Salomone; 40 giorni durò il digiuno di Cristo; dopo 40 giorni dalla nascita (quindi il 2 febbraio) Cristo fu presentato al tempio (è la Candelora).
Giorni di sacrifici, ma promesse di nuova vita, quindi, a cui ci si preparava anche con il rifiuto dei segni del carnevale. Persino le pentole, testimoni di abbuffate, venivano pulite per bene e lucidate. Il digiuno che ora è limitato al mercoledì delle Ceneri e al Venerdì santo, nella Quaresima diventava uno stile di vita. L’astinenza dalla carne era estesa a tutti i 40 giorni e non si mangiavano nemmeno uova e formaggi. E per ricordare che iniziava un nuovo periodo, in alcuni paesi intorno alla mezzanotte del martedì grasso passava il sagrestano con una campanella.
La festa è finita, inizia la Quaresima. A ricordarcelo anche le tante “caremme” agli angoli delle strade

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