Dal 4 si può tornare in Puglia e torna anche la quarantena. Nella prima ondata furono trovati 200 positivi al Covid-19. Il problema-biglietti

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Gallipoli – C’è una disposizione contenuta nell’ordinanza del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che in queste ore sta suscitando non poca apprensione. E’ quella relativa ai rientri “presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” disposta a livello nazionale dal Governo.

La Puglia, che già ci è passata nella notte tra il 7 e l’8 marzo scorso con ventimila arrivi autosegnalati (e altri diecimila stimati, il tutto a ridosso delle misure di chiusura delle zone rosse), ha subito reagito: ok ai rientri ma, una volta in Puglia, scatta l’autosegnalazione e la quarantena per i diretti interessati.

L’isolamento a casa senza problemi per gli altri

Due settimane da chiusi in casa per capire se ci sono positivi al Cornavirus in grado di contagiare gli altri, a partire dalla propria famiglia. Come si ricorderà, sono stati consistenti gli infetti provenienti dalla Lombardia in particolare, che hanno propagato poi la malattia nelle zone di residenze.

L’obbligo di quarantena scatta a partire dal 4 maggio “per chi rientra per soggiornavi in Puglia da fuori regione, possibilità prevista dal nuovo Decreto del Presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) che “in ogni caso” consente il ritorno presso residenze e domicili.

Gli effetti della prima ordinanza dell’8 marzo

“Questa misura di prevenzione – ha spiegato il presidente – l’abbiamo introdotta per la prima volta in Puglia con un’ordinanza che ha fatto scuola, emanata l’8 marzo alle 2.31 di notte, per contenere i rischi dell’improvviso esodo dal Nord Italia di migliaia di persone. La nostra ordinanza è intervenuta prima del lockdown nazionale ed è stata la chiave per evitare il diffondersi dell’epidemia in Puglia”.

“Senza quell’ordinanza – rimarca Emiliano – avremmo scritto una storia diversa. Sono tantissimi i pugliesi che invece hanno accolto il nostro appello a non rientrare in Puglia per limitare i rischi, e che dal 4 maggio invece potranno tornare. Per questa ragione a tutela della salute pubblica, chi rientra da fuori regione per soggiornarvi dovrà segnalare il proprio arrivo sul modulo online o al proprio medico di famiglia, e osservare 14 giorni di isolamento a casa. È un sacrificio necessario per contenere al massimo i rischi ed evitare di vanificare il lavoro di questi due mesi”.

Treni e bus vicini al “tutto esaurito”

Intanto si va diffondendo la notizia che le prenotazioni e gli acquisti di biglietti per i collegamenti dal Nord Italia verso la Puglia sono già esplosi, facendo registrare il “tutto esaurito” su alcune linee per Bari e Lecce in particolare.

Non ci sono altri sistemi per filtrare al massimo gli arrivi e il loro stato di salute. “Si tratta di una misura fondamentale – afferma il professore Pier luigi Lopalco – nella prima fase di emergenza su 35mila persone rientrate da fuori regione e segnalate con autocertificazione sul nostro sistema, abbiamo intercettato ben 200 casi positivi a Covid”.

Le persone contagiate e “disinnescate”

Con la prima ordinanza del presidente della Regione che imponeva la quarantena, “si è limitato al massimo le catene di contagio che sarebbero partite da queste 200 persone. Se fossero state libere di circolare avrebbero avviato catene che si sarebbero rapidamente moltiplicate”, conclude l’esperto che coordina il gruppo regionale sull’epidemia in atto.

Man mano che si avvicina il 4 maggio, crescono altri problemi: il reperimento di biglietti con effettive partenze. “Si fanno i biglietti sui siti delle società di trasporto passeggeri ma poi, giunto il giorno designato, salta la partenza con la nuova che iena fissata fissata dalla stessa società”: sono di questo tenore le testimonianze raccolte tra quanti – soprattutto per motivo di studio – sono rimasti bloccati lontano da casa.

Da più parti arrivano conferme che, al di là di disorganizzazione e mancate comunicazioni, vi è una forte richiesta di biglietti con destinazione Puglia e il Sud in generale, anche via aerea o ferroviaria, ma con risposte che rinviano a fine mese. A meno di accettare cambi e coincidenze a rischio.

(nella foto d’archivio la fuga da Milano prima che scattasse il blocco)