Dal 18 maggio si torna a Messa: ecco come. Parola d’ordine: “Assembramenti da evitare, anche sull’altare”

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Gallipoli – Assembramenti da evitare, sempre e comunque: in chiesa, sull’altare, in sagrestia e sul sagrato. Sono tante le prescrizione imposte a parroci e fedeli per la prevista riapertura al culto delle chiese, prevista a partire da lunedì 18 maggio.

A rammentare le nuove disposizioni, concordate nei giorni scorsi (non senza polemiche) dal Ministero dell’Interno e dalla Conferenza episcopale italiana, sono ora i vescovi che in queste ore stanno diffondendo, sulle reti social e nelle parrocchie, il decalogo da rispettare. Occorrerà prestare attenzione a tanti aspetti, finora trascurati come in altri settori della vita sociale, ma i vescovi fanno appello soprattutto alla “responsabilità personale, sia giuridica che morale”.

Il decalogo dei vescovi

«Da lunedì 18 maggio si può tornare a messa. Ecco le indicazioni da rispettare per garantire la salute di tutti!», fa sapere il vescovo di Nardò-Gallipoli, mons. Fernando Filograna che ha affidato a una locandina, da affiggere all’ingresso di ogni chiesa, il provvedimento che rende esecutivo il protocollo. Di analogo contenuto le prescrizioni del vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli, al fine di “comunicare ufficialmente e render esecutive, su tutto il territorio diocesano, le disposizioni del suddetto protocollo”. Simili provvedimenti vengono adottati anche nell’arcidiocesi di Otranto, retta da mons. Donato Negro.

Da lunedì 18 tornano, dunque, ad aprirsi ai fedeli le porte delle chiese (chiuse dallo scorso 10 marzo ai fedeli). Nei giorni feriali ci sarà una sola celebrazione, mentre potranno essere anche tre la domenica. Oltre all’utilizzo di mascherine e guanti monouso e all’igienizzazione degli ambienti (aula liturgica e sagrestia) dopo ogni celebrazione (pure dei microfoni), l’invito è quello di usare dei segnaposto per favorire le operazioni di distanziamento (almeno un metro sia frontalmente che lateralmente). La capienza massima andrà definita caso per caso.

Il decalogo

Sono esclusi i festeggiamenti legati alla pietà popolare o alla memoria liturgica dei patroni e sono rimandate cresime e prime comunioni per le quali si attende l’evoluzione della pandemia con l’invito a considerare un rinvio al prossimo anno pastorale. Consentiti, invece, battesimi e matrimoni ma sempre con il rigoroso rispetto del protocollo.

All’ingresso dovranno esserci liquidi igienizzanti con dei volontari, muniti di apposito contrassegno di riconoscimento, che, dando priorità alle persone con disabilità, faranno entrare i fedeli uno alla volta, a debita distanza l’uno dall’altro (non meno di un metro e mezzo) e sino a esaurimento dei posti preventivamente stabiliti dal parroco o rettore della chiesa. È categoricamente vietato l’ingresso a persone con sintomi influenzali, o con temperatura corporea pari o superiore a 37,5, o che abbiano avuto rapporti con persone positive al Covid-19.

Superato il limite delle 15 persone presenti ai funerali

Anche il celebrante dovrà osservare le norme del distanziamento: è ammessa la presenza dell’organista, ma non del coro, così come non è consentito lo scambio della pace, né l’uso di sussidi per i canti o per le letture del giorno. La Comunione sarà distribuita dal sacerdote o dal “ministro straordinario” solo dopo aver igienizzato le mani e dopo avere indossato guanti monouso e mascherina, poggiando, ben distanziati, la particola sulla mano del fedele. Non è consentita la raccolta delle offerte ma il cestino sarà collocato all’ingresso o in altro luogo idoneo della chiesa. Le stesse misure valgono anche per i battesimi, matrimoni, l’Unzione degli infermi e i funerali (da celebrarsi preferibilmente di mattina, con il limite delle 15 persone da ritenersi ormai superato).

Ci si potrà confessare, purché nel rispetto del distanziamento e possibilmente in zona areata. Anche le acquasantiere, per motivi di igiene, continueranno a restare vuote. Restano vietate (in attesa di tempi migliori) tutte le altre attività: dalla benedizione delle case a manifestazioni quali gite, grest, attività di catechesi e campi scuola.