“Daìmon, a scuola per restare”, la “Scatola di latta” rilancia il suo impegno, “a partire dalle piccole cose”

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Botrugno – Qual è il contrario di erranza o lontananza? Secondo  l’antropologo calabrese Vito Teti è “restanza”. Il termine e il concetto sono alla base della recente iniziativa della Scatola di latta, “Daìmon, a scuola per restare”. Daìmon, che per i greci era lo spirito gui”da che aiutava gli eroi a realizzare il loro  destino, dà il nome a questa singolare scuola.

Gianluca Palma
Gianluca Palma

Ideatore è Gianluca Palma, la mente vulcanica che coordina il movimento della Scatola di latta: «Si tratta  – dice – di una scuola che non terminerà mai: itinerante, multidisciplinare, inclusiva, gratuita e accessibile a grandi e piccini; senza porte e finestre, senza pagelle e attestati, senza compiti e calendari da rispettare; con luoghi di apprendimento disseminati nei campi, nelle cantine e nelle botteghe, diffusa nei paesi e nei paesaggi d’Italia. Una scuola adatta a chi vorrà abitare poeticamente e civicamente i propri territori e a chi vorrà conferire pienezza al proprio “re-stare”».

L’impegno nelle piccole cose

I dati forniti dalle cronache confermano che il fenomeno dello spopolamento dei paesi rappresenta una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: nascono sempre meno bambini, i giovani abbandonano la loro terra e dal Sud si spostano verso le città del Nord o toccano lidi lontani. La desertificazione, quindi, non riguarda solo il territorio falcidiato nella sua coltivazione più identitaria, ma anche le forze più giovani e capaci. «Interi paesi sono diventati – o stanno diventando – borghi fantasma, mentre le città medio-grandi si apprestano a diventare metropoli prive di spazio vitale» sottolinea  Palma.

Si incomincia da quello che ognuno può fare, al di là dei grandi proclami. Nelle sue iniziative la “Scatola di latta” (scatoladilatta2014@gmail.com) privilegia le piccole cose, i gesti e i comportamenti quotidiani che alla fine, sommati all’impegno comune, saranno destinati a dare risultati. Partendo dalla considerazione che è fondamentale  preservare il patrimonio dei piccoli centri, tutelando  le connotazioni culturali, la produzione agricola, culturale ed enogastronomica “impareremo a ri-scoprire i nostri luoghi madre, a stimolare e supportare gli enti pubblici e privati locali e internazionali; ci sensibilizzeremo alla cittadinanza attiva glocale; ci dis-educheremo all’abbandono e impareremo l’arte della cura: delle radici e dei fiori”. Questa la didattica della scuola.

Il baratto del “sapere”

Per iscriversi (informazioni al numero 339/5920051) non servono domande né quote di partecipazione. Lo strumento per accedere alla “scuola” sarà il baratto “in sapere, manufatti, tempo, ospitalità, prodotti o edificanti segreti per una restanza felice”. Tutto per aiutare a restare “per costruire avamposti contro l’impoverimento culturale e per erigere zone di accoglienza verticale e orizzontale – caminetti o luoghi di ristoro – da offrire ai viandanti: indica la strada per creare rete, scambio di saperi, corrispondenze e quindi arricchimento”.