Da Sindaci dispensatori di sorrisi a messaggeri di brutte notizie, causa epidemia. Come stanno le cose a Gallipoli, Tricase e Ugento

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Gallipoli – Sicuro che al momento della loro elezione tutto avrebbero potuto immaginare tranne che sarebbero finiti a fare i messaggeri di tristezza, quando non proprio di dolore. Sono i Sindaci che, fra Unità di crisi, Prefettura e Asl, hanno il compito più delicato di tutti:  comunicare alle proprie comunità quali danni stia facendo il virus e la cattiva e manipolata informazione, quali siano le vittime.

Non tutti, ma sempre di più sono i primi cittadini che preferiscono essere loro a fare il quadro, spesso dolente, della situazione che, specialmente in queste ultime due settimane, presenta l’esigenza di un aggiornamento continuo e in peggio anche in questa parte di Puglia, finora felice fanalino di coda.

Il compito più delicato

“Ho appena ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dell’Asl e torno a rendervi noto quanto sta accadendo nella nostra città”, scrive Stefano Minerva Sindaco di Gallipoli. “Ci tengo prima di tutto a dirvi che continuerò sempre ad informare costantemente la cittadinanza. Lo faccio però solo nel momento in cui ho i dati ufficiali ed effettivi comunicatomi dall’Asl”.

Il primo compito è pertanto fare chiarezza, limitare per quanto possibile le paure e le strumentalizzazioni in rete soprattutto: “Vi consiglio vivamente di non dar retta ai gruppi WhatsApp e i numeri sui contagi che, in questi giorni, vengono detti senza ragione e fondamento: 25, 37, 75?”.

Occhio ai dati ufficiali

Eccoli i dati ufficiali: i contagiati a Gallipoli sono 15, due in più rispetto al report settimanale Asl di venerdì scorso. “Nessuno di questi è in terapia intensiva (il resto sono dicerie da gruppi Whatsapp) e fra questi vi è uno studente delle scuole medie. Vorrei subito tranquillizzare le mamme e le famiglie: il ragazzo non frequenta la scuola  in presenza  da più di dieci giorni. Siamo in contatto costante con l’Asl e la dirigente scolastica”.

Minerva insiste sulle responsabilità singole e collettive: “Vi chiedo di essere sempre prudenti, di rispettare le regole del distanziamento sociale e di evitare assembramenti o spostamenti che non sono strettamente necessari. L’unica arma che abbiamo per difenderci dal virus è quella di rispettare le regole, il più possibile. C’è bisogno dello sforzo di tutti per riuscire a uscirne il prima possibile”.

“Troppi ragazzi in giro”

Non si sottrae al compito auto attribuitosi non appena insediato il Sindaco di Tricase, Antonio De Donno, prolifico di numeri e dati fin nei particolari, di appelli ma anche di ammonimenti.

“Troppi ragazzi in giro per la città senza mascherine o con la mascherina utilizzata come accessorio. Vi prego – implora De Donno – di dimostrare a voi stessi e a tutti noi che non siete solo il futuro ma rappresentate responsabilmente il presente! Se continua questo comportamento saremo costretti a chiedere alle forze dell’ordine di elevare sanzioni senza indugi a chiunque non osservi le regole anti-Covid, ovviamente adulto o giovane che sia”.

Le persone in stato di sofferenza 

Il caloroso invito viene accompagnato da numeri dietro i quali ci sono persone in sofferenza, tante; “Sono 40 i cittadini risultati positivi al Coronavirus. Il numero è passato da 26 a 40 dall’ultima comunicazione del 6 novembre. In realtà i nuovi casi sono 17 in quest’ultima rilevazione, alcuni cittadini invece sono usciti dalla quarantena ed altri sono in attesa in questi giorni del secondo tampone che speriamo per tutti sia negativo”.

Il Sindaco tricasino aggiunge un particolare aspetto dei contagi, forse finora troppo sottovalutato: gli isolati in casa, le regole e gli atteggiamenti reali, i contatti e la carenza di monitoraggi: “Come si rileva dalle statistiche – dice De Donno – aumentano i contagi nei gruppi familiari, per cui è importantissimo osservare distanze e regole sia in Città tra tutti noi che nelle famiglie in cui ci sia la presenza di un positivo. So bene che, soprattutto in famiglia, è difficilissimo farlo, ma il virus ha un’alta contagiosità e lo sta impietosamente dimostrando”.

Il primo morto in paese

Chi ha avuto, per puro caso, nella sua inedita veste di ambasciatore di cattive notizie, il compito più gravoso è stato oggi il Sindaco di Ugento, Massimo Licci: “Con immenso dolore dobbiamo registrare in serata (ieri, ndr) il primo decesso riconducibile anche agli effetti provocati dal virus. Si tratta del compianto e amato insegnante Franco Greco.

L’emergenza epidemiologica si è manifestata questa mattina con una temuta nota della Prefettura di Lecce. Con un prospetto da cui si evince che 11 persone risultano non essere state sottoposte ancora a tampone Covid; 32 persone – di cui cinque non residenti anche se domiciliati a Ugento – hanno avito esito positivo; 18 esito negativo. Nel rapporto settimanale dell’Asl Lecce di venerdì, quindi pochi giorni fa, Ugento aveva 21 casi.

Numeri destinati ad aumentare

“Come evidenziato nell’ultima comunicazione del 2 novembre – ricorda Lecci – questi numeri saranno destinati inesorabilmente a peggiorare e per questo si rinnova l’esortazione ad assumere comportamenti ispirati alla massima prudenza e al senso di responsabilità di ciascuno”.

Un messaggio duro ma evidentemente necessario. con questa conclusione: “Rinnoviamo sentimenti di vicinanza ed affetto a chi, in questi giorni e nei prossimi, sarà chiamato ad osservare le stringenti misure sanitarie e a sottoporsi alle cure necessarie per uscire quanto prima dall’isolamento in parola”.