Da Racale campagna d’informazione agricola: il progetto coop Acli spiega chi, come e cosa fare per andare oltre la Xylella. Soldi compresi

Oltre gli ulivi, vecchi e nuovi, le patate ed altre produzioni tipiche andate perdute

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Racale – Congresso tutto italiano con la ricerca scientifica sulla Xylella che parla alla gente”: il superamento di un perdurante gap comunicativo è una delle prime finalità indicate dalla cooperativa Acli di Racale, che ha lanciato alcune settimane fa il progetto Resilienza in collaborazione col Comune racalino (presente l’assessore Giulio Palumbo), che ha istituito uno Sportello tecnico di gestione integrata in via Roma.

Della partita fa parte anche il Contratto di Distretto e il rilancio di altre coltivazioni tipiche, come le patate Siegliende, inseguendo un marchio di qualità per tutta la Puglia.

L’evento per divulgare al massimo possibile la conoscenza accumulata in base agli esperimenti condotti dai ricercatori di mezzo mondo, si terrà il prossimo settembre. Lo hanno annunciato i relatori di un altro incontro tutto salentino svoltosi nella sala San Sebastiano del Comune per il “rilancio agricolo dei territori colpiti da Xylella”.

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A riprova della esigenza di invertire la rotta sul terreno della comunicazione, non c’era l’uditorio delle grandi occasioni. Eppure i materiali presentati sul piano nazionale del 14 febbraio scorso approvato dal Ministero delle politiche agricole, i bandi già oggi attivi sono stati illustrati e spiegati meticolosamente, al pari dell’utilizzo degli aiuti previsti dalla Misura 4.1.C.

Il piano d’intervento dovrà essere attuato in 5-6 anni e tiene conto di aziende orientate al mercato ma anche di piccole realtà di autoproduzione; focalizza lo stimolo alla partecipazione e al coordinamento; fa del contrasto all’insetto vettore e alle fonti d’inoculo un punto prioritario, come ha spiegato il dottor Daniele Cornara, ricercatore residente a Salve e specializzato proprio su quest’ultimo aspetto.

Si è chiarito, in base alle domande di olivicoltori di Alliste, Racale, Taurisano e dintorni, che nella zona infetta gli interventi contro la Sputacchina sono “raccomandati”, mentre restano obbligatori nelle altre zone da quarantena. La guerra al tassista preferito dal micidiale batterio da giovane passa da lavorazioni del terreno con interramento delle erbe infestanti; l’inerbimento controllato di graminacee (anche per apportare sostanza organica nei terreni) e, per le zone impervie, pirodiserbo o insetticidi (deltametrina).

Altre note utili: potatura e residui trinciati in loco o trasportati quando essiccati; asportazione dei polloni degli ulivi il più precocemente possibile, come sostengono i ricercatori dell’Università di Torino.

Anche per i piccoli coltivatori è previsto un sostegno calcolato per pianta e che oscilla dai 7 ai 15mila euro per ettaro; non ci sono invece contributi per espianti, le cui spese sono a carico interamente del proprietario. E’ escluso il riconoscimento dei mancati redditi per la perdita della produzione.

L’autorizzazione per espiantare alberi secchi è ancora in via di definizione. Ma qui occorre tenere presente altri pericoli quali l’erosione dei suoli e la perdita del paesaggio agrario. Per i monumentali, si può procedere con innesti di varietà compatibili che sono finanziabili. Espianti e reimpianti possono utilizzare la sottomisura 5.2  del Piano sviluppo rurale 2014-20 con disponibilità fino a 10 milioni.

Del pacchetto fa parte il piano di comunicazione con l’apertura di sportelli informativi, organizzazione di seminari tecnici, promozione di iniziative dirette a strutture associative, consorzi, cooperative considerato che il piano d’intervento spinge verso le associazioni fondiarie contro la frammentazione dei terreni agricoli.

Contratto di Distretto In questo quadro di riprogrammazione alla presenza del poco gradito ospite e con gli strumenti nuovi da utilizzare ecco il Contratto di distretto agroalimentare promosso dalla coop Acli Racale e riservato ai territori colpiti da Xylella.

Entro il 15 giugno sarà possibile manifestare il proprio interesse, cui seguirà la fase di predisposizione del programma per il reimpianto di ulivi delle varietà resistenti e per definire gli investimenti, considerando che quelli destinati alla meccanizazione sono aggiuntivi ad altri eventualmente percepiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro passo Di riconversione dei terreni con altre colture, sotto il segno della diversificazione del paesaggio e biodiversità, ha parlato l’agronomo Matteo Francioso di Racale. La 4.1.C è l’unica Misura, cioè fonte normativa e finanziaria, attualmente aperta. Miglioramento di redditività; introduzione di impianti (per l’irrigazione, ad esempio), macchine, attrezzature e sistemi che migliorino la qualità del prodotto; riconversione varietale e diversificazione colturale; miglioramento della sostenibilità ambientale; riduzione dell’approvvigionamento energetico da fonti fossili; risparmio irriguo gli obiettivi dichiarati.

Nel portale attivo fino al 20 giugno ci sono i particolari circa gli investimenti ammissibili (ad esempio costruzione fabbricati rurali, stoccaggio biomasse, realizzazione di invasi, trasformazione di prodotti di filiera corta). I finanziamenti posso andare dai 30mila euro ai 500mila, previa presentazione di richiesta con progetto annesso, con copertura dell’importo totale massimo al 50%, da parte di singoli agricoltori o associati.

“Non essere impresa in difficoltà” si legge infine in un passaggio della Misura 4.1.C, settore “condizioni di ammissibilità”. Cosa voglia dire in concreto non è chiaro e tale è rimasto. Forse il riferimento è al limite di almeno 8mila euro di produttività annuale.

Del ritorno ad un antico amore, in chiave naturalmente contemporanea, è stato illustrato dal dirigente della Acli Racale Federico Manni. Di patate e di patate Sieglinde Dop si tratta: “Le potenzialità sono enormi”, ha affermato Manni, il quale ha sottolineato come l’Italia importi il 70% del consumato, particolarmente da Francia e Germania.

Dop ok, ma andando anche oltre: il tracciato indicato dalla cooperativa spazia dalla produzione biologica dai due ai trenta ettari, alla tracciabilità “requisito più richiesto”. “Da quest’anno stiamo sperimentando la produzione in piccoli campi pilota – ha concluso Manni – con l’obiettivo di affermare un marchio Patate di Puglia di qualità”. Occhi e orecchie attente anche al altre produzioni una volta tipiche della zona del Sud Salento, quali i fichi o le arance.

(nella foto coltivazione di patate tra gli ulivi)

 

 

 

 

 

 

 

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