“Da Lecce scelto il candidato di Nardò con l’obbligo di votarlo: mi dimetto”. Bufera in casa dem

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Nardò – Un’altra spaccatura in casa Pd a Nardò. Sul nome di un candidato alle Regionali scelto dalla segreteria provinciale con l'”obbligo” per tutto il partito neretino di sostenerlo, si è dimesso il segretario cittadino Salvatore Salvatore Falconieri. Davanti a “minacce” di commissariamento in caso di non osservanza circa le indicazioni provenienti da Lecce.

Dopo aver ringraziato tutto il partito per il lavoro fin qui svolto, con rammarico Falconieri racconta quanto accaduto in queste convulse ore in cui i partiti – tutti – sono chiamati a completare le liste dei concorrenti. “In questi tre anni ho cercato di svolgere il mio mandato all’insegna della correttezza e della trasparenza, consapevole della fase delicatissima vissuta ancora oggi dal centrosinistra a poche settimane dalle elezioni regionali. Ma proprio per una questione di trasparenza – scrive Falconieri in una nta – non voglio “salutare” senza prima raccontare cos’è accaduto nelle ultime ore. La segreteria provinciale di Lecce del Pd, tramite il segretario provinciale Ippazio Morciano (di Tiggiano) ha proposto/imposto al circolo di Nardò una candidatura neretina al Consiglio regionale per le prossime elezioni di settembre”.

“Una richiesta singolare”

Fin qui, nessun ostacolo da parte nostra. Sempre dalla segreteria provinciale è poi arrivato un altro diktat, alquanto singolare: la richiesta a tutto il Pd di Nardò di impegnarsi unitariamente a sostenere tale candidatura da individuare o già individuata. La richiesta leccese giunta a Nardò – prosegue il neo dimissionario – è stata accompagnata dalla “minaccia” di commissariare il partito neretino in caso di mia mancata obbedienza alla segreteria provinciale”.

“L’nvito l’ho subito rispedito al mittente. Per quanto mi riguarda ogni componente del direttivo neretino, segretario compreso, è libero di votare e far votare chiunque tra gli uomini e le donne candidati nella lista del Partito democratico. Questo, pertanto, è il motivo che mi spinge a lasciare. Ero e resto un uomo libero, che ha rispettato il suo partito chiedendo semplicemente pari trattamento per sé e per i componenti della segreteria cittadina di Nardò”.

L’ombra lunga dell’intesa Mellone-Emiliano

Il caso Nardò deflagra così in piena campagna, in cui tra i due schieramenti principali cresce sempre di più la voglia (o l’indicazione) di voto disgiunto, tra leghisti col mal di pancia nei confronti di Raffaele Fitto, candidato Presidente, e democratici da tempo irritati per i rapporti sempre più stretti tra Michele Emiliano e il Sindaco Giuseppe Mellone.

Era da qualche tempo che in città circolava il nome di un esponente pd, facente parte dell’Assemblea nazionale del partito, da molti definito come il pontiere tra le varie anime dei dem. La manovra però non è riuscita e il candidato in pectore, Gianni Pellegrino, ha gettato anche lui la spugna, non avendo raccolto l’auspicato appoggio locale.

Il candidato ha alla fine rinunciato

In lista potrebbe approdare alla fine una personalità non iscritta al partito ma in grado, per quel che si può, di raccogliere il più possibile consensi anche oltre il Partito democratico e le sue lacerazioni.

La squadra dem, per il resto, sembra quasi fatta. Sarà della partita anche l’ex Sindaco di Salve Vincenzo Passaseo e, tra le donne, una esponente di Tricase, mentre non è definita ancora la presenza di Elena Gentile, in ballo tra la provincia di Lecce e quella di Foggia (dove l’europarlamentare era rimasta clamorosamente tra gli esclusi).