Da internet ai manifesti, dalle testimonianze alle poesie: in tanti ad “accompagnare” il rito funebre di don Luciano

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Gallipoli – Ha suscitato vivo cordoglio in città la notizia della morte di don Luciano Solidoro, confidenzialmente conosciuto col diminutivo affettuoso di “papa Cianu”. In modi e mezzi diversi, in tanti hanno voluto salutare un concittadino di cui serberanno un caloroso e grato ricordo.

Ai funerali, che si sono svolti nel rispetto delle norme anti Covid, hanno partecipato i parroci cittadini don Piero De Santis, don Salvatore Leopizzi, don Pierluigi Strafella, don Piero Maludrottu e don Piero Nestola, assieme agli altri sacerdoti gallipolini don Marcello Spada (che lo ha assistito sino alla fine dei suoi giorni), don Antonio Pisanello, don Gigi De Rosa e don Santo Tricarico.

Il rito celebrato dal vescovo Filograna

Hanno concelebrato il rito funebre con il vescovo Fernando Filograna, come anticipato da Piazzasalento, il vicario generale della diocesi di Nardò-Gallipoli mons. Giuliano Santantonio (di Racale), una  significativa presenza di sacerdoti diocesani, e da Brindisi anche il Carmelitano padre Enzo Caiffa.

Nutrita la presenza di conoscenti e amici, tra cui il Sindaco Stefano Minerva e il presidente del Consiglio comunale Rosario Solidoro; presenti pure le rappresentanze delle 9 confraternite del centro storico. Numerosi in città i manifesti di cordoglio, tra cui quello della diocesi di Nardò-Gallipoli, dell’Amministrazione comunale di Gallipoli e dei parenti.

“Una mente aperta al mondo”

Apprezzamenti e ricordi anche dal mondo laico. “Uomo di Dio, vicino agli ultimi, Gallipoli perde un amico sincero, una mente aperta al mondo: ciao don luciano” scrivono in un manifesto Giuseppe e Lucio Coppola”. Dalle reti sociali emergono numerosi post, anche in vernacolo: “Tanivi intra le vine sangu caddhipulinu e gheri penna fine e tutti la sapimu…” scrivono dall’associazione culturale “Off Limits”.  “Sei morto nel giorno della resurrezione di Cristo lasciando Gallipoli nello sconforto di questa strana Pasqua non vissuta come avremmo voluto”, scrive Ivonne Serio: altri ricordano il “grande oratore e sacerdote di eccelsa cultura”.

La passione per la poesia legava principalmente lo scomparso con il Sindaco Stefano Minerva che così lo ricorda: “Unico istrione colto, profondo, geniale, penna eccelsa di un’intelligenza maestosa, in un carattere sopra le righe. Abbiamo perso un pezzo di città, della sua storia, del suo talento, della sua scrittura, resteranno immortali i suoi scritti, e eterno il suo ricordo”.

Il ricordo dell’ex magistrato 

Commosso il ricordo di un suo amico d’infanzia, già procuratore capo della Repubblica di Taranto, Aldo Petrucci: “È una notizia molto triste per me, che sono stato amico di don Luciano dall’adolescenza. Conservo una lettera che lui mi scrisse dal seminario di Molfetta con la quale mi esternava quanto gli mancassero Gallipoli e gli amici. Quando, qualche anno fa, sono andato a fargli visita e gli ho mostrato quella lettera, rimase emozionato, mi abbracciò e mi rinnovò la sua stima e il suo affetto”.

Dice Elio Pindinelli, presidente dell’associazione culturale “Gallipoli Nostra”,  vicepresidente della Società storica di Terra d’Otranto e socio ordinario della Società di Storia Patria di Puglia: “Se ne è andato così, rendendo più pesante e triste questa strana Domenica di Pasqua. Ha fatto parte per sessanta anni della mia storia personale e ha condiviso con me quella bruciante, e a volte irragionevole, passione per la nostra città. Innamorato del dialetto, ci ha lasciato pagine indimenticabili che solo in parte sono state edite. Cresciuto in San Francesco, rifuggendo da cariche e prebende, che pure gli furono offerte, fu umile (e povero) ma irrequieto e spavaldo contro i potenti di turno che umiliavano le aspettative e le speranza della sua Gallipoli. Famose le invettive e le feroci polemiche lanciate attraverso Radio circolo culturale”.

La poesia dedicata dal priore Mino Maggio

Con una poesia, anche questa in vernacolo, lo saluta il priore della confraternita della Purità Mino Maggio (nella foto di due anni fa, assieme allo scomparso, al centro, e a diversi poeti gallipolini):  “Osci… matinata te Pasca ncete salenziu… pè quista pandemia… ma farci cosa addra me strazza lu core: ….lu papa more! La luciarnedda nnanti Santa Teresina staci tremula… tutta scunsulata… alla ntrassatta lu crucifissu s’ave stortu: lu papa è mortu! Crande cirieddu… amante te la Recina … battaje ndave fatte… ufa quante… facendu tremulare ogni malandrinu: … spirau lu papa Caddipulinu! Osci la Matonna te la Croce, la Ttina… l’Acatedda cu lu Ttianu t’ane mbrazzatu… ane fattu lu surrisu! A Diu Ciaciá… nde vitimu Mparatisu! “.

Durante il rito, nell’omelia il vescovo Filograna, ha tracciato una toccante figura dello scomparso come uomo di Dio e fine poeta, che offre le proprie sofferenze per il bene dei suoi amici e della sua Chiesa locale, riuscendo molto spesso a trasformare quella stessa sofferenza in struggente arte poetica, così come in una delle sue ultime odi in vernacolo.

“Intitolare il teatro Garibaldi allo scomparso” 

Nelle ultime ore è stata infine ufficializzata la richiesta del capogruppo del Pd in Consiglio comunale per l’intitolazione del teatro Garibaldi a don Luciano Solidoro. “Si pongano in essere tutti gli atti necessari”, scrive Cosimo Nazaro al presidente della commissione Cultura Antonio Faita, a Sindaco e presidente del Consiglio, all’assessore del Centro storico Biagio Palumbo.

(Nella foto di due anni fa lo scomparso col Sindaco Minerva, il priore Mino Maggio e alcuni poeti gallipolini)