Da Alezio alla Columbia University, la lunga strada di Teresa verso il master post-lauream in Diritto

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Alezio – «Classe 2020, non sono tempi facili. Ma li supereremo. E con la vostra guida, il mondo sarà più forte di prima»: sono di Bill Gates le parole che impegnano ancora di più le nuove generazioni alla luce della pandemia. Sulla cerimonia dei diplomi quest’anno è calata l’ombra del Covid19, ma il fondatore di Microsoft non ha rinunciato al suo annuale appello ai neolaureati americani, dedicando loro parole di speranza.
Tra i loro sogni quest’anno c’è stato anche quello dell’aletina Teresa Pastore, che lo scorso 20 maggio ha ottenuto l’LL.M. Degree (dal latino Legum magister, ovvero Master of laws)un master post-lauream in diritto presso la Columbia Law school, scuola di specializzazione della Columbia University.

La cerimonia virtuale

Cerimonia virtuale e niente celebre lancio del “tocco”, ma per i giovani laureandi Columbia quest’anno l’imponente Empire State building si è colorato di blu, il colore distintivo di una tra le otto più prestigiose ed elitarie università private degli Stati Uniti d’America. «Mi fa ancora troppo male sapere di essermi privata di qualcosa per cui ho lavorato così tanto. Tuttavia – racconta Teresa – anche nella pandemia, sono riuscita a godere di quel giorno, grazie agli affetti che ho trovato qui, alle parole di supporto di Joe Biden nel video realizzato per noi, e alla mite temperatura per le foto di rito in campus dopo due mesi di quarantena».
Un anno intenso, conclusosi con un secondo semestre ancora più travagliato per via dell’emergenza sanitaria, ma anche tante giornate piene di tavole rotonde sulle questioni “calde” nell’attuale panorama giuridico, lezioni e insalate al sole sugli scalini del bellissimo campus. A pochi giorni dal traguardo raggiunto, l’aletina guarda alla sua esperienza Oltreoceano e a ciò che l’ha spinta a partire con grande entusiasmo e un pizzico di orgoglio.

La lunga strada fino al sogno “Columbia”

Se per l’ex numero due di Obama, il democratico Biden, “fermarsi e pensare a ciò che conta veramente” è un punto da cui ripartire per cambiare il mondo, c’è da scommettere che la “to do list” messa a punto da Teresa, rientri in questa visione. Prima la laurea in legge in Bocconi nel 2015, l’esame d’avvocato subito dopo e l’ammissione all’Ordine nel 2017, il Master nel 2019.
«Diversi fattori mi hanno condotto qui a New York. Da sempre – spiega – ho la mia lista di “cose da fare” che ha guidato molte delle mie scelte professionali e accademiche. C’è stata poi l’esigenza più “di sostanza” di estendere le mie conoscenze giuridiche oltre i confini italiani ed europei, soprattutto alla luce della mia attività (e cioè, finanza) che è per definizione transnazionale: lavorando nel maggiore studio italiano, capita frequentemente non solo di assistere clienti internazionali ma anche di lavorare su operazioni rette dal diritto americano».

La scelta a “stelle e strisce”

Da qui la scelta di fare “application” presso alcune università americane e di presentare la propria candidatura per l’accesso al master. La risposta positiva di Berkeley, New York University e University of Pennsylvania non si è fatta attendere, ma non era quella sperata. «Ero sul punto di non presentare domanda a Columbia. Mesi spesi a preparare i miei “personal statements”, a scrivere e scrivere per convincere questi signori che “Teresa di Alezio” meritava un posto in questa prestigiosa università. I primi di aprile 2019 – spiega Teresa – ricevetti l’ammissione a Columbia. Il mio grande sogno, ma soprattutto una nuova partenza, dopo quella che nell’agosto 2009, a 18 anni, mi ha portato a lasciare l’amato Salento per trasferirmi a Milano e realizzare l’obiettivo di divenire un avvocato d’affari».
Il richiamo delle radici e l’amore per il proprio Paese sono forti, tanto quanto la voglia di guardare al di là dei confini italiani, per trovarci nuovi spunti e fonti di conoscenza, sin da piccola: «Durante le scuole medie e il liceo ero abbonata e leggevo il giornale inglese Time. E la scelta della Bocconi è dovuta anche al forte respiro internazionale e alla rete di connessioni con le università estere».
Le nuove sfide

Tante nuove sfide, altrettante gioie e dolori nel percorso formativo e professionale del giovane avvocato aletino, con davanti a sé un sistema giuridico e di apprendimento con cui fare i conti differente da quello italiano. «Ma d’altronde – ricorda – ero uscita dalla mia “comfort zone” proprio per mettermi di nuovo alla prova, per arricchire la mia formazione giuridica. E poi poter assistere alle lezioni di grandi professori è stato un privilegio unico, per il quale mi sentivo grata ogni singolo giorno».

Le prime settimane di conferenze sono quelle difficili da dimenticare, tra riunioni con la Columbia law women’s association, barbecue ed eventi, e l’eccitazione nel condividere le proprie ambizioni con avvocati provenienti da tutto il mondo: «Ho conosciuto professionisti brillanti e interessanti, con background culturale e professionale talvolta simile talvolta totalmente diverso dal mio; avvocati che conducono lotte per i diritti umani nei propri paesi per studiare “Human rights” con la brillante Amal Clooney; corporate e finance lawyers come me, advisors del governo in materia di “securities regulation” e mercati finanziari, avvocati di proprietà intellettuale accorsi per assistere alle lezioni di Jane Ginsburg, esperta di “copyright law”».

Un anno intenso per scrivere la propria storia, e “riscrivere le leggi che permettono di costruire un mondo migliore”, come ha ricordato Biden ai giovani Columbia, con un’immagine evocativa impressa nella mente prima di cominciare: «Un tramonto pazzesco all’uscita dal JFK che ancora ricordo. Ho iniziato qui un’esperienza incredibile che porterò sempre nella memoria».