Covid, tamponi e attese: “La ricca Lombardia ‘tira la carretta’. Ma anche qui mancano i medici”

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Caro Direttore, 

Ho letto con attenzione la lettera inviata alla Vostra redazione, non credo di essere sconvolto da ciò che viene riportato, ma lo sono da ciò che si vuol far passare criticando, a mio parere personale, quanto espresso con notevole non conoscenza della situazione che sta vivendo la Lombardia. 
Specifico solo alcuni passaggi che, a onor del vero, anche se letti tra le righe verosimilmente potrebbero indignare. Ats, LAgenzia di tutela della salute, dal giorno 4 di novembre non effettua più tamponi di controllo dopo la positività. I medici di base possono richiedere il tampone solo dopo aver constatato la presenza dei sintomi da Covid19, molti si precipitano a richiedere il tampone perché starnutiscono e cola il naso. 
La Lombardia ha dato il più alto contributo in medici deceduti, aggiungo che è in carenza di medici per raggiunti limiti di età, pertanto per sopperire alla mancanza ha richiamato i medici pensionati in servizio. Che la Lombardia a differenza della Puglia effettua giornalmente circa 30.000 tamponi die. Che i medici di famigli, hanno in carico anche i pazienti di medici deceduti, pensionati, e non rimpiazzati. Pertanto si trovano a gestire il doppio o anche in certi casi il triplo dei pazienti normalmente in carico. 
La Lombardia “da bere”, che in tono sarcastico viene sbeffeggiata è nonostante tutto ancora attiva, con i suoi carichi di pendolari, studenti, civili che continuano a contribuire al Pil nazionale, e questo va ad ingrandire le cifre dei contagiati. Dire che è “verosimilmente vergognoso” ciò che sta accadendo significa non avere nozione della situazione di emergenza attuale e della mancanza di medici a livello nazionale, solo a Milano mancano 220 medici di famiglia. 
Non risulta poi allo scrivente che i principali punti come le “Strutture protette” dedicate non abbiamo preso in carico cittadini con sintomatologia Covid19 grave, bisogna chiaramente rivolgersi alle strutture ospedaliere, che se purtroppo sature non possono che relegare al domicilio il paziente, sempre che lo stesso non necessiti di terapia intensiva.
 
Se si hanno problemi seri si viene immediatamente presi in carico, ma può succedere che non se ne abbia la possibilità se non con sintomatologia gravi. Pare alquanto strano che sia stato respinto visto che ad ottobre le strutture preposte non sono mai state sature e i posti disponibili in terapia intensiva non hanno mai registrato il tutto esaurito. 
Probabilmente il caso non richiedeva il ricovero pur avendone i sintomi, penso che il medico curante abbia valutato le condizioni, a volte è meglio il domicilio che la struttura sanitaria, specialmente se relegati per giorni su una brandina in corridoio. 
Per assistere al domicilio un paziente è necessario un medico, ma se la carenza degli stessi non lo consente, bisognerebbe fare in modo che vengano rispettate tutte le cautele necessarie per evitare di intasare poi le strutture ospedaliere, o credete che gli aumenti dei casi siano una punizione divina? 
Finché ci saranno soggetti che disattendono le linee guida il risultato sarà infettare chi sfortunatamente, anche se rispettoso, viene casualmente contagiato pagandone le conseguenze. 
Appioppare alla Lombardia incapacità gestionale è non aver chiara la situazione attuale… Ripeto, per curare un paziente servono medici… E tra morti e pensionati attualmente mancano, ma non chiamiamoli eroi, tanto lo faremo solo quando saremo nella situazione di rimpiangere il rispetto che non abbiamo avuto al momento giusto. 
Cordialmente
Fabio Belotti