Coronavirus, tutti gli indici in calo tranne per i guariti. Monta invece la polemica sulle Usca: “Dovevano partire il 20 marzo ma in Puglia ancora non ci sono”

510

Gallipoli – Ci sono stati 30 nuovi contagiati in Puglia: 20 nel Barese, cinque nel Foggiano, quattro a Brindisi e uno nella Bat. Nessuno nel Leccese come nel Tarantino. Ma non ci sono problemi: tutti gli indicatori sono in discesa.

Cala la percentuale dei casi totali sui tamponi locali (dal 31 marzo); così pure i decessi, gli ospedalizzati in rapporto ai casi attualmente positivi, i ricoverati. Sale solo, ed è un bene, il numero dei guariti, con l’ultima  infornata di 34 persone.

Come seguire i 2.352 isolati in casa

Su questo non ci sono problemi o polemiche di sorta tranne quelle registrate di recente su numero tamponi e decessi. Monta invece quella relativa all’attivazione delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziali che servono proprio per continuare a seguire gli asintomatici o i poco sintomatici raggruppati nella cifra 2.352 ed isolati in casa con specifica ordinanza.

Previste dal Ministero della salute con un decreto dell’9 marzo, in Puglia non sono ancora partite: “Le Usca le ha previste il Presidente del Consiglio dei ministri il 9 marzo, le Regioni si dovevano adeguare entro il 20 marzo, ad un mese e mezzo dal provvedimento la Puglia è ancora ferma”. L’attacco viene dal consigliere regionale di minoranza Mario Conca.

“In Veneto ed Emilia già attive”

“Le task-force di medici per la gestione domiciliare dei pazienti Covid-19, una ogni 50.000 abitanti – sottolinea Conca – dovevano essere istituite e diventare subito operative allo scopo di rafforzare la medicina territoriale e di curare gli ammalati a casa evitando che le loro condizioni si aggravassero. In Veneto e in Emilia-Romagna le Usca sono partite subito”.

“In tutta la Puglia, alla data del 24 aprile, sarebbero dovute partire 80 Usca, secondo quanto annunciato dal presidente Emiliano, ma ciò non è accaduto: non ci sono dottori disponibili. Le adesioni all’avviso sono state pochissime e addirittura in alcuni distretti nessun medico avrebbe partecipato”.

Le difficoltà di reperire i medici necessari

Le difficoltà a reperire i medici per le Usca dipende dalla tipologia di medici a cui ci si è rivolti: il medico di famiglia, il pediatra di libera scelta e la guardia medica. Questi ormai sono diventati, non per colpa loro, dei burocrati di una medicina del territorio che non funziona”.

Da qui luna proposta operativa: “Dal mio punto di vista – conclude Conca – le Usca dovrebbero partire direttamente dai reparti di Pneumologia, Malattie infettive con medici abituati a gestire questi pazienti. L’ospedale che va a casa, perché la pratica vale molto di più della teoria. La speranza è quella di avere la fortuna di passare indenni”.

Medicina di base burocratizzata”

Rivolgendosi infine ai rappresentanti dei medici, il consigliere agiunge: “Il presidente dell’Ordine dei medici dovrebbe avere il coraggio di ammettere il fallimento della medicina di base, ripeto, non per colpa dei medici, che assorbe risorse e non risponde al fabbisogno di salute. Continuare a sostenere che la mancata adesione dei medici sia dovuta alla mancanza di Dpi o al timore di aggressioni, vuol dire non descrivere la realtà che questa pandemia ha reso ancora più nitida”.