Coronavirus, il racconto di tre giovani salentini all’estero

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Andrea Moro

Galatone – Mentre l’Europa si accorge del pericolo reale portato dal Coronavirus, i salentini all’estero – come tutti gli italiani espatriati – hanno fiutato il rischio e deciso di prendere le dovute precauzioni ancora prima che fossero le autorità a imporle.

Da Londra al Belgio, passando per i Paesi Bassi, ecco le storie dei giovani Andrea, Pierandrea e Chiara. 

La salute è più importante del business

Andrea, di Galatone, è il gestore di una piccola catena di pizzerie vegane a Londra: “Vedendo che il governo stava decidendo di non intervenire e prendendo esempio da quanto accaduto in Italia – dice il venticinquenne – noi di PickyWops abbiamo deciso di fare esclusivamente consegne a domicilio e take away. Preferiamo perdere business per salvaguardare la salute nostra e dei nostri clienti”.

Anche oltremanica salta all’occhio la sottovalutazione da parte dei cittadini, come in altri paesi d’Europa: “L’altro giorno sono uscito dallo shop con i guanti, vedendo che la gente intorno a me non usa alcun tipo di precauzione. Per questo tipo di misure che prendiamo siamo visti quasi come strani”. 

Dai Paesi Bassi al Belgio, Italia esempio da seguire

Pierandrea Papa

Pierandrea, pure lui di Galatone, studia Scienze internazionali a L’Aia, nei Paesi Bassi: “C’è stata una graduale intensificazione della faccenda, fino alla chiusura delle scuole e dei centri d’intrattenimento. Notavo che qui la popolazione era preoccupata, nella mia scuola c’è stato pure un caso sospetto che ha messo tutti in allarme. Pure qui si sono iniziati a vedere – racconta – gli scaffali vuoti. Solo una minoranza ha ritenuto le disposizioni del Governo eccessive, ma in generale c’è stata stima e rispetto per le misure adottate in Italia, anzi alcuni cittadini le chiedevano già da tempo”.

Anche Chiara è di Galatone e da settembre lavora nel campo delle consulenze finanziarie in Belgio: “Qui la consapevolezza delle persone, come in altri paesi, è aumentata e sta aumentando, ma in ritardo. Avevamo la fortuna di aver visto l’Italia come primo esempio – dice la venticinquenne – ma si è fatto poco per prevenire. Più o meno tutti sanno di essere stati stupidi a non seguire l’Italia e a ridursi all’ultimo”.

Chiara Cirignaco

Ma come per i cugini olandesi, non è negativa la considerazione nei confronti degli abitanti dello Stivale: “Il giudizio popolare belga non è forte come altrove e non c’è la concezione negativa dell’italiano, anzi l’impressione è positiva rispetto alle raccomandazioni arrivate da lì”.