Coronavirus e la grande fuga dal Nord: le testimonianze di chi è rimasto al suo posto

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Capo di Leuca – Sono molti i ragazzi del Capo di Leuca che studiano e lavorano nel settentrione e che, prima che tutta l’Italia diventasse zona protetta, hanno deciso di restare al nord dissociandosi dall’esodo di massa che ha visto il rientro in Puglia di circa 10mila persone (dal 29 febbraio ad oggi).
«Non sono tornato a casa per motivi di lavoro e responsabilità. In questo momento – afferma il 30enne William Sergi, di Andrano, medico specializzando in Chirurgia che vive a Modena e lavora presso la Chirurgia d’urgenza e generale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova di Reggio Emilia –  si punta alla redistribuzione continua delle risorse e del personale. Medici e infermieri di Rianimazione e Terapia intensiva fanno turni serratissimi. Per far fronte alla situazione anche noi potremmo essere chiamati al turnover con nuove mansioni ma abbiamo il dovere di mettere le nostre competenze a servizio del Paese e lo facciamo senza sentirne il peso».

La testimonianza da Lodi

Maria Grazia e Federico di Giuliano di Lecce (frazione di Castrignano del Capo) vivono a Lodi, lei è un’insegnante e lui un agente immobiliare. «Se avessimo seguito il cuore saremmo scesi immediatamente ma non potevamo correre il rischio di mettere in pericolo i nostri cari: le sensazioni che viviamo in questi giorno – precisa Maria Grazia – sono indescrivibili. Le ambulanze passano da sotto casa con una frequenza impressionante e a volte sembra di vivere in uno di quei film di fantascienza che di tanto in tanto trasmettono in tv. In tanti sono scappati verso la Puglia ma molti altri sono rimasti perché hanno voluto rispettare le regole, perché volevano essere utili o perché semplicemente amano questo paese e il sud».
Sabrina e Serena Trani, 30 e 26 anni, sono due sorelle originarie di Patù ed entrambe vivono a Parma. Sabrina lavora come insegnate mentre Serena infermiera all’Ospedale Maggiore della città. «Non siamo tornate a casa perché non sarebbe stato giusto per nessuno. Io – afferma Sabrina – lavoro con la didattica a distanza mentre mia sorella esce solo per andare a lavoro perché adesso più che mai l’Ospedale ha bisogno di personale e se qui c’è bisogno di noi, noi ci siamo e basta!».
Sara Fersino, insegnante 30enne di Patù, vive a Milano e afferma: «Sono sincera nel dire che volevo tornare a casa perché stare qui, da soli, non è semplice e a volte sembra di impazzire ma non sarebbe stato giusto agire diversamente e quindi ho deciso di rimanere».
Stessa scelta ha fatto Alice De Marco, 29 anni di Patù attuale direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta,: «Sono rimasta a Torino perché è il momento di sentire forte il senso di responsabilità verso noi stessi ma soprattutto verso gli altri».