Contagiati raddoppiati in una settimana. Il Covid si è spalmato ovunque. Ambiti familiari sotto accusa ma anche “abbandonati”. Il focolaio Taurisano a 196 casi

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Gallipoli – In provincia di Lecce i positivi al test per l’infezione da Covid sono praticamente raddoppiati nel giro di una settimana, da 862 a 1.529. I ricoveri sono saliti ancora, da 455 a 520; i degenti da 75 a 100. Dieci i deceduti secondo i dati ufficiali diffusi nel primo pomeriggio di oggi dall’Asl Lecce. Aumenta anche la colonna dei dimessi, da da 380 a 420.

Se questa è la conferma della potenza del virus con cui si devono fare i conti da febbraio scorso, con altri 113 contagiati in provincia di Lecce (se ne parla in un altro articolo), colpiscono due novità. La prima si chiama diffusione capillare del coronavirus, penetrato ormai in tutta la provincia in maniera uniforme e impetuosa.

Gallipoli da 6 a 35 casi in due settimane

Cominciamo dai paesi medio grandi del Sud Salento: in appena 14 giorni Gallipoli è passata da 6 casi a 35 (con due 11enni). Sarebbero 28 secondo quanto risulta al Sindaco della città, Stefano Minerva, per un probabile mancato allineamento di dati nella fase dei conteggi con gli altri soggetti in campo. Ma il balzo comunque rimane.

Certo, non è paragonabile a quello di Taurisano, anche se atteso con lo screening di massa in atto (saranno 1.200 i tamponi effettuati in paese): sempre nell’arco dei sette giorni si è passati da 112 casi a 196. Le operazioni del centro mobile dell’esercito e del Servizio sanitario continueranno anche in alcuni paesi vicini.

Al galoppo Melissano, Racale, Nardò, Ugento…

Altre performance nelle due settimane: Ruffano da 4 a 34; Ugento da 5 a 32; Taviano da 2 a 27; come Racale che partiva da 5; Nardò da 12 a 23; Maglie da 6 a 22; Matino da 5 a 21; Melissano da 2 a 19; Supersano da 3 a 18; Presicce – Acquarica da 10 a 16, Poggiardo da 1 a 11, Scorrano da 4 a 11.

Nel panorama dell’ultima settimana si segnalano, tra centri grandi e piccoli, ancora Tricase, da 23 a 47; Casarano da 22 a 35; Parabita da 4 a 15; Porto Cesareo da 1 a 17; Alessano da 0 a 13; Andrano da 3 a 12; Tiggiano da 2 a 10; Castro da 3 a 10; Galatone da 3 a 8; Miggiano da 2 a 8; Alezio da 1 a 6. Zero contagiati a Melpignano.

Isolati in casa. E senza informazioni

Il secondo elemento che si va imponendo è quello del luogo in cui è avvenuto il contatto con cui il virus è passato da una persona all’altra. Se si eccettuano i focolai, che sono divampati a più riprese in altre parti della Puglia in Residenze socioassistenziali per anziani (le ultime a Manfredonia, Corato, Bisceglie e Monopoli), in provincia se ne sono registrati un paio. Allora, quali le fonti di diffusione dell’infezione?

Da qualche settimana è andata crescendo la voce “ambito familiare”: era già al 30% dei casi esaminati (un terzo del totale)  ed ora segna un 38,5%. Seguono le Rsa con l’11, in ambiti ospedalieri e sanitari con il 13, il centro di accoglienza rifugiati col 5, sul lavoro con l’11, crociere col 17%.

Quando l’isolamento non funziona

C’è l’isolamento fiduciario in casa e le quarantene dietro alla trasmissione del virus, come si sostiene da più parti. Un isolamento impossibile a volte per le dimensioni dell’alloggio, per la sua conformazione particolare, per l’impossibilità di “staccare” una stanza dal resto della casa in cui si svolge la quotidianità, oltre a leggerezze e gravi sottovalutazioni.

Poi c’è il canale delle informazioni che spesso rimane muto nei confronti delle famiglie coinvolte. “Ci hanno detto che c’è stato un caso e poi sono spariti. Silenzio assoluto e noi a chiederci che fare, con i bambini, se mandarli a scuola, se no… nessuno si prende la responsabilità di dirci come stanno le cose”, scrivono allarmati alcuni genitori di Sannicola (passato da 3 a 17 contagiati in sette giorni). In precedenza e davanti ad un caso simile, sono emerse le stesse obiezioni.

Un silenzio che favorisce voci e rabbia

Da quanto si è potuto chiarire, c’è in effetti un lasso di tempo di circa una settimana tra quando un caso viene segnalato all’Asl e quando lo si registra con la conseguente partenza dei protocolli di sicurezza. Fino all’apertura del procedimento, ad oggi, il caso quindi “non esiste”. Esistono invece e diventano sempre più forti le insicurezze di mamme e papà, fino ai diventare sospetti (“chissà cosa c’è dietro, cosa ci nascondono…”.

Proprio in questa fase impazzano le “notizie” sui social, come segnalano gli stessi genitori infuriati: “Fino ad oggi, al di là di notizie solo a voce, abbiamo saputo qualcosa solo tra fughe di notizie sui social: mi sembra veramente grave, a conferma delle nostre preoccupazioni”, aggiungono da Sannicola, con particolare riferimento ai compiti dell’Asl.

Troppi casi, strutture Asl in sofferenza

“Con questo aumento di contagi, di ricoveri e di malati le strutture sanitarie sono entrate in sofferenza”, dicono le autorità sanitarie, da quelle regionali a quelle locali. In altri termini, il personale – da quello medico a quello amministrativo – non è in grado di fare prima e meglio. Ma il tempo per informare su precauzioni e tempi di attesa gli interessati forse bisognerebbe trovarlo.

(Nella foto il centro mobile Esercito – Regione; in home page l’istogramma sull’andamento della settimana)