Conducenti ubriachi, automezzi fuorilegge, intimidazioni e minacce: la brutta storia delle navette di Gallipoli cariche di soldi. Ma c’è chi resiste

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Gallipoli – Navette cariche di clienti e di soldi 24 ore su 24; conducenti che guidano anche in condizioni psicofisiche alterate per non cedere al sonno; altri che improvvisano una sorta di scuolabus senza avere l’automezzo autorizzato: è questa l’altra faccia della operazione Efesto, che ha portato in carcere sei persone tra Gallipoli e Alezio.

Intimidazioni (fino a dare alle fiamme un minibus in via Scalelle), minacce (anche alla presenza dei turisti saliti sull’automezzo; dirottamenti anche con cattive maniere a quanti non “obbedivano” a girare al largo dal mercato gallipolino: in un settore, quello dei trasporti locali che si è cercato di regolamentare a più riprese, si registra questa ultima fiammata di attenzione da parte della polizia di Stato.

Tutto è partito da un controllo sui detentori di armi 

Tutto è partito da un normale ma non casuale controllo amministrativo, di quelli che si fanno periodicamente a campione. Lo scopo è controllare i portatori autorizzati di armi da fuoco e la rispondenza tra il recapito dichiarato e la reale collocazione dell’arma.

Tra intercettazioni e indagini capillari, è emerso un aspetto finora non del tutto noto ai più: un giro di armi comprate e tenute legalmente ma, in realtà, almeno in 18 casi cedute al circuito illegale delle armi. Che servivano anche a farsi strada nel ricco settore del noleggio con conducente di bus da otto-dieci posti.

Gli interventi del Comune

Il settore, prima del boom di Gallipoli sul mercato turistico quasi inesistente, è cresciuto di pari passo e, come spesso accade, in maniera spontanea e selvaggia. Nell’estate del 2013, ricostruendo la cronaca di questi anni, il Comune aveva realizzato un primo intervento: era stato stampato e distribuito un volantino per cercare di fornire agli utenti indirizzi utili e puliti, compresi di numeri dei rispettivi cellulari.

Erano seguiti incontri tendenti a trovare forme più stringenti di governo di questo servizio, peraltro essenziale in una realtà sprovvista di un adeguato servizio di bus urbani, sempre scarsi.

Concordate tariffe e luoghi di sosta 

Nel luglio 2018 i conducenti delle navette avevano inscenato un corteo lungo corso Roma per protestare contro recenti norme a livello nazionale, con contorno di incontri anche accesi in Comune con gli amministratori pubblici. Almeno sulla carta si era raggiunto un accordo su tariffe, differenziate tra alta e bassa stagione, sui luoghi di attesa dei clienti, sulle convenzioni ufficiali da stringere con lidi, alberghi, campeggi, locali di divertimento.

Era intanto nata un’ associazione di categoria che aveva fatto sperare nell’affermazione e nel rispetto delle norme in vigore, ma anche di contrasto alle attività “in nero”, con numeri non proprio trascurabili. Stime in circolazione parlavano di 30 automezzi autorizzati e di altrettanti fuori legge.

Nasce una associazione

“Oggi – dice un autista anonimo dato il clima pesante – su ottanta almeno 25 sono in nero. I controlli? non sono sufficienti, altrimenti sarebbero stati beccati quelli che guidano dopo aver bevuto, o assunto sostanze, per allungare l’attività quotidiana e quindi il guadagno. I controlli devono essere sistematici: anche per questo ci vogliono più carabinieri e poliziotti d’estate, che invece non  arrivano”.

Si sentono perciò ancor più  a rischio i “regolari”, pur avendo sempre avuto come sponda il Comune. E che la situazione “ha bisogno di un intervento deciso e prolungato” lo testimoniano non solo loro ma anche una plancia installata nell’estate all’imbocco di corso Roma, sull’aiuola a destra (foto).

Quella plancia con informazioni subito oscurata…

Si vedono ancora distintamente nomi cognomi e numeri da chiamare da chi avesse avuto bisogno di un taxi o di una navetta. Una comunicazione chiara, precisa e innocua, se non fosse  che dopo pochi giorni, mani ignote avevano spruzzato vernice nera sugli ultimi numeri dei cellulari, rendendoli inservibili. Perché?